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Conferenza Internazionale di Tunisi. A livello mondiale si rafforza il fronte contro l’ISIS che vuole colpire il turismo per mettere in crisi l’economia dei Paesi nei quali fare crescere la propria influenza

di Giacomo Glaviano 15 novembre 2015

Al Palace di Gammarth si sono ritrovati Taleb Rifai, segretario generale dell’Unwto, organizzazione delle Nazioni Unite, Salma Elloumi Rekik, ministro del turismo tunisino, i maggiori rappresentanti dei media e del turismo di diversi paesi che hanno sollecitato unità d’intenti contro il terrorismo per rilanciare il turismo e la pace nel mondo.



“Oggi la Tunisia è già sulla strada giusta per il rilancio del turismo perché sta cogliendo i cambiamenti del settore; ha capito come diversificare le sue offerte turistiche e come raccontare il Paese. Infatti l’agenzia delle Nazioni Unite per il turismo l’ha premiata per il miglior video promozionale sulla destinazione  ’Tunisia I feel like’.
 
“Lavorare a stretto contatto con gli organi di informazione e facilitare il loro accesso alle news è molto importante per le destinazioni mondiali - spiega Taleb; credo che questo evento insieme al governo tunisino aiuterà a formare partnership più forti nel comparto”.

La Tunisia, unico paese del Nord Africa dove è consolidata la democrazia, è stata sempre una meta d’eccellenza per i viaggi, grazie a località come Djerba e Hammamet, successo non accettato dai terroristi che hanno portato con le loro azioni morte e allarme in diversi paesi apportando restrizioni ai flussi turistici che hanno avuto un forte effetto negativo sull’economia locale.

Infatti, dopo l’incidente dell’aereo russo nei cieli egiziani e, in vista della quarta conferenza internazionale di Tunisi, il governo tunisino aveva già deciso di rafforzare le misure negli aeroporti,aumentando i controlli di sicurezza su passeggeri, bagagli, dipendenti e attrezzature utilizzate per la manutenzione degli aeromobili, in particolare a tutti i velivoli in entrata nello spazio aereo tunisino

“I nostri obiettivi sono chiari - ha sottolineato il ministro del Turismo tunisino Salma Elloumi Rekik: vogliamo fare del nostro Paese una destinazione di primo piano nel panorama internazionale”. Un impegno che non può prescindere dalla collaborazione con i mezzi di comunicazione. Ed è proprio a loro e al loro rapporto con l’industria dei viaggi che è dedicata la conferenza Unwto.

Il ministro del Turismo, ex donna d’affari,ha lavorato in Tunisia nell’impresa di famiglia, una delle eccellenze del settore automotive, ora la sua missione è quella di permettere al suo Paese di risalire la china in termini di visibilità. In Italia ha già incontrato alcuni tour operator e ha tentato di cambiare strategia di comunicazione.

Secondo i dati diffusi dall’Organizzazione mondiale del turismo nei primi nove mesi del 2015 Tunisi ha subito un calo di turisti del 26%. Ankara, dopo anni di crescita, ha visto per la prima volta una diminuzione di viaggiatori. Anche per Il Cairo la serie di attentati ha avuto pesanti ripercussioni: ad agosto il 10% di turisti in meno

Dal dibattito è emerso che l’Isis vuole colpire il turismo per mettere in crisi l’economia dei Paesi nei quali vuol far crescere la propria influenza. Se questa tesi, portata avanti da alcuni analisti, si rivelasse veritiera, i dati dell’Organizzazione Mondiale del Turismo ne sarebbero la conferma. Non va dimenticato che la Tunisia nel settore turistico è stata sempre tra le prime cinquanta mete al mondo.

Come si ricorderà l’attentato al Museo del Bardo del 18 marzo aveva già sferrato un duro colpo al turismo del Paese nordafricano, situazione peggiorata a causa del secondo attentato di giugno ai Resort di Sousse che ha fatto registrare sui primi 9 mesi del 2015 un pesante calo di presenze -26,4%.

Il ministro del Turismo tunisino, Salma Elloumi Rekik, ha dichiarato alla stampa a margine dei lavori della conferenza internazionale su ’’Turismo e Informazione’’ che il proprio dicastero trasformerà uno dei centri di formazione turistica in un polo specializzato in servizi per turisti cinesi, in funzione del continuo aumento dei visitatori in ogni parte del mondo.

La signora Elloumi Rekik ha inoltre affermato che la Tunisia ha messo in atto un piano di sicurezza conforme alle norme internazionali per garantire la sicurezza. A tal proposito sono stati firmati accordi con gli Stati Uniti, l’Unione europea e l’Algeria.

Il fatto è che il turismo pesa per oltre il 7% del Pil tunisino, garantisce lavoro a 400mila persone e insieme all’agricoltura è l’unica grande risorsa che permette all’economia di crescere. Nel 2014, gli ingressi di turisti dall’Europa erano stati 2,6 milioni. In Tunisia quest’anno sono stati 73mila, mentre il 2010 è stato di 325mila italiani.

Non c’è dubbio che la nuova situazione ha creato dei seri problemi alla Tunisia. Basta ricordare che almeno 200mila laureati non trovano lavoro e vogliono andarsene; eppure, questo è un Paese ricco di risorse e potenzialità, anche a livello agricolo.

Sul podio si sono alternati il giornalista Jim Bittermann della CNN, Clemente Corona direttore Tu Gran Viaje, Sandra Carvao responsabile della comunicazione e relazioni pubbliche dell’UNWTO, il giornalista Drago Bulc della Fijet,l Lotfi Mansour direttore de le Magazine di Turismo di Tunisi, Sihem Hassaini della Radio BBC Africa di Tunisi, Tajamul Hussain capo ufficio stategie check INN TV del Qataer, Joao Cotrim presidente del turismo del Portogallo, Sanam Shantyaei editore International Affairs della Francia, Benjamin Durr corrispondente Der Spiegel di Al Jazeera, Anita Mendiratta della Lead Consultant CNN T.A.S.K Group, Hedi Mechri direttore L’Economiste Maghrebin Tunisia, Nouha Belaid professore risorse specializzate in comunicazione sociale media Tunisia, Richard Barnes editore in Chief Cleverdis Francia.

La cosa migliore è riconoscere che stiamo attraversando un momento difficile, e pertanto importante avere una visione del futuro - ha dichiarato Jalel Henchiri, presidente della federazione degli albergatori di Djerba. "La politica deve mettere al riparo il settore turistico e le strutture, poi penseremo anche a migliorare la qualità dell’offerta". Secondo Henchiri, la domanda da porsi è: "C’è un altro Paese nel mondo che oggi si può dire più sicuro della Tunisia? Non è possibile rispondere. E’ un tema globale, non tunisino. Se iniziamo a trattare il problema come globale e non locale forse potremmo arrivare a ridurre drasticamente i rischi".


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