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Accoglienza. Importante una cultura

di Pierluigi Vignola 15 marzo 2014

Tempo senza tempo. L’uomo contemporaneo tende a vivere il tempo come un eterno presente e non come una storia che va da un passato verso un futuro. Una conseguenza di tale atteggiamento è la perdita della dimensione progettuale: tempo senza passato, senza futuro.



Molti filoni della nostra cultura fanno una grande fatica ad accettare con serietà ogni discorso su un futuro dell’uomo al di là della sua morte fisica... Questa è la grande sfida che durerà molto nel tempo davanti a noi e con la quale dobbiamo fare profondamente i conti proprio nella nuova evangelizzazione... Proprio per questi può essere pastoralmente utile concepire l’esistenza cristiana come pellegrinaggio, per porci in maniera non rassegnata di fronte a questa sfida così insidiosa che sta davanti alla nuova evangelizzazione; il che significa, per molte persone, l’incapacità di vivere secondo un ‘dover essere’ che permetta, attraverso scelte continue, di rimanere fedeli a un proprio personale progetto di autorealizzazione.

Si tende oggi a vivere cogliendo nel presente il maggior numero possibile di opportunità di autogratificazione e di consumo, senza curarsi della loro compatibilità o del loro valore etico. La coerenza non è più un valore perseguito e l’incoerenza non genera più sensi di colpa. Si passa da una comunità narrativa a quella virtuale on line, senza tempo…, da un contesto reale e interpersonale a uno virtuale e ‘mediato’: la mediatizzazione della cultura comporta non solo la possibilità/responsabilità di nuove vie di presenza e comunicazione, ma più profondamente la modificazione della concezione di verità e realtà, che con la crescente virtualizzazione dei media viene ulteriormente radicalizzata: dagli impegni “finché morte non ci separi” a quelli “finché dura la soddisfazione”...

Tempo diviso. Una vita non più ritmata dal tempo sacro, ma tempo ‘sacro’ separato e marginale: “un tempo quotidiano secolarizzato, strutturato da un agire razionalmente laico, ed un tempo straordinario... strutturato da un agire religioso nel quale comunità e portatore di carisma si incontrano. tra i due non c’è dialogo ma giustapposizione e, in qualche caso, opposizione”; dove tutti i giorni sono festivi e tutte le feste sono feriali.

Tempo senza attesa. La restrizione nel presente riduce la vita a intrattenimento. Alla stessa matrice è da ascrivere la neutralizzazione mimetica – e per converso la demonizzazione ideologia e fanatica - della globalizzazione: “we entertein ourself to death” (Neil Postman). È necessario ricreare contesti in cui sia possibile risvegliare nell’interlocutore interesse, spazi in cui la relazione non si restringe dentro il perimetro dell’attimo fuggente, ma tende alla progettualità.

Una relazione senza futuro é la corruzione dell’intersoggettività. In senso sia interpersonale, sia pragmatico. Un rapporto di sfruttamento, dove inesorabilmente una delle due polarità relazionali viene strumentalizzata e soppressa. L’uomo scopre il proprio volto attraverso i suoi gesti e le sue parole: lo scopre e, in qualche modo, sempre di nuovo lo modella e rimodella. Per questo gli incontri – il volto dell’altro – sono decisivi; e non poco rilevanti sono i contesti in cui questi incontri sono resi possibili (o non), fruttuosi (o meno).

Il Beato Giovanni Paolo II ricordava il valore fondamentale del tempo nella comprensione cristiana della vita; non come tema meramente filosofico, ma come contesto vitale. Così ancora si esprimeva in un altro testo: “Il cammino verso il Giubileo, mentre richiama la prima venuta storica di Cristo, ci invita anche a guardare avanti nell’attesa della sua seconda venuta alla fine dei tempi. Questa prospettiva escatologica, che indica la tensione fondamentale dell’esistenza cristiana verso le ultime realtà, è un continuo appello alla speranza ed insieme all’impegno nella Chiesa e nel mondo.

Non dobbiamo dimenticare che l’éschaton, cioè l’evento finale, cristianamente inteso non è solo un traguardo posto nel futuro, ma una realtà già iniziata con la venuta storica di Cristo… La sua passione, la sua morte e la sua resurrezione costituiscono l’avvenimento supremo della storia dell’umanità. Questa è entrata ormai nella sua ultima fase, facendo, per così dire, un salto di qualità. Si apre per il tempo l’orizzonte di un nuovo rapporto con Dio, caratterizzato dalla grande offerta della salvezza in Cristo”.

Per questo non basta la cultura della accoglienza “da galateo”, virtuale e formale. È necessario educarsi alla cultura del dialogo, della pluralità, della differenza, del confronto e dell’identità; soprattutto a una accoglienza che attinge alla sorgente della carità (agape). È così fatta ricca di opere e di novità e tale comunicazione avviene con la parola, l’opera e la vita, intimamente connesse tra loro, ed è determinata da vari elementi quasi costitutivi degli stessi ascoltatori e cioè le loro esigenze e i loro desideri, il modo di parlare, di sentire, di pensare, di giudicare e di entrare in contatto con gli altri. Tutte queste condizioni spingono sempre più ad escogitare sempre nuovi ma fedeli modi di radicarsi.


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