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Come capire il Turismo

di Pierluigi Vignola 03 febbraio 2014

Oggi vi è la necessità di capire il turismo nelle varie e articolate tendenze, differenziazioni e attuazioni che lo caratterizzano. Ne possiamo però tracciare un interessante percorso interpretativo per comprendere il da farsi e come attuarlo
.

Come fenomeno sociale e culturale, il turismo implica una correlazione strutturale con la società complessa di cui è espressione. Nel tempo del turismo vengono alla luce emergenze tipiche della modernità: dall’espansione della soggettività personale (bisogno di autorealizzazione e di autenticità) alla differenziata organizzazione del lavoro (flessibilità e nuove professioni), dallo sviluppo sbilanciato dell’economia di mercato alla differenziata diffusione del benessere, dall’invadente interscambio etnico e transnazionale al rinnovato interesse per le religioni, dalla ricerca di memoria attraverso i beni artistici e monumentali alla nostalgia di una identità storica.

Alla luce di questi indicatori è facile intuire come il turismo possa esprimere la mutazione in atto nell’uomo e nella società. In particolare manifesta il bisogno di conoscenze e di esperienze di vita, al di là dei quotidiani modelli di comportamento, in uno stile di provvisorietà, di voluta discontinuità, e in un singolare intreccio tra serietà e frivolezza, tra ricerca consapevole e svago disimpegnato.
Attenendosi ad una lettura antropologica, occorre rilevare e discernere i cambiamenti nel quadro dei bisogni dell’uomo moderno che il turismo veicola e rivela sotto l’apparente e prevalente immagine del puro piacere di vivere. Nello sforzo sincero ed oggettivo di comprendere la natura del cambiamento e l’autenticità dei bisogni, non sfuggirà la considerazione del loro dinamismo positivo e insieme delle loro connesse ambiguità.

Certamente anche il turismo è frutto della cultura che lo genera, soggiace alle sue interne contraddizioni, rappresenta un’esigenza di libertà, tende a ricreare un ambito di vita dove si privilegia contemporaneamente il benessere e lo sconfinamento del desiderio quanto lo stare in pace con se stessi e la ricerca di esperienze spirituali tramite la contemplazione della natura e delle opere d’arte.
Comunque lo si consideri, è sempre l’uomo il vero protagonista del turismo. È l’uomo concreto, visto nella sua soggettività e nella sua relazione affettiva, familiare e sociale, in continua esplorazione di se stesso. Forse è proprio questo tipo di uomo in libera uscita dall’alienazione e dall’anonimato che va accolto e coltivato nel “suo” turismo. Sotto questo profilo il turismo assume significati che rafforzano la possibilità di umanesimo, di incremento del rapporto con l’ambiente, di incentivazione dello scambio tra le culture.

Se osserviamo dall’interno le attuali tipologie di turismo - dal week-end alle ferie tradizionali, dalle settimane bianche al turismo dolce o verde, dalle gite giornaliere ai grandi viaggi - si avvertirà che esse esprimono richieste non solo di ordine terapeutico e salutistico in senso proprio ma soprattutto di ordine evasivo, diversivo, liberatorio. La mobilità oggi è certamente indotta dalle attività di lavoro e dalla civiltà metropolitana ma si carica di senso nuovo che attraversa ogni individuo e lo sospinge ad uscire dal proprio circuito vitale per rispondere a pulsioni tanto sentite quanto spesso confuse.
Di conseguenza nasce l’urgenza di equilibrare gli scompensi psicologici derivati dal vissuto della complessità sociale attraverso una sorta di fuga dalla soffocazione quotidiana, ricercando un luogo di novità, un tempo di autenticità, un circuito di relazioni non condizionate.

Il turismo si evolve adducendo forme diffuse di impresa industriale, commerciale ed economica, che si integrano con altre aree di occupazione lavorativa sul territorio. Diventa un bene sociale di grande prospettiva se si sviluppa non in modo disorganico e sperequativo, ma nel rispetto delle culture locali, dei valori umanistici e delle leggi del mercato, secondo quelle che noi definiremmo: “le illuminate indicazioni della Dottrina sociale della Chiesa”. In correlazione a tale ambito il turismo si innesta, nel bene e nel male, nelle questioni inerenti allo sviluppo sociale e civile del Paese, assumendo funzione trainante e specchio di un mondo che si muove e che genera nuove risorse di vita.

Dal breve e sintetico prospetto consegue che ogni segmento di modalità turistica - i cosiddetti “turismi” - richiede di essere valutato attentamente, prima in se stesso e poi nel correlarsi con le altre tipologie in modo da ottenere una visione unitaria del fenomeno e da qui comporre un giudizio sicuro sulla realtà e sulle sue molteplici implicazioni nei versanti del vivere civile ed etico.
Considerando la diversità dei “turismi” e la loro interna motivazione è opportuno annotare e distinguere i luoghi e i tempi dove si produce e dove si consuma la vacanza. Diverso infatti è il turismo al mare, in collina, in campagna, in montagna, al lago, alle terme; diverso ancora se si tratta di turismo culturale, di turismo religioso, di turismo sociale, e ancora diverso se si considera il turismo estivo, invernale, del week-end o, invece, il semplice viaggio di piacere, l’agriturismo o “turismo verde” (ecoturismo). Quanto più si distinguono le molteplici condizioni turistiche, tanto meglio si comprendono le conseguenti diversità tipologiche, i loro contenuti inespressi, le loro nascoste tensioni e motivazioni.


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