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Camminare sui sentieri della memoria

di Pierluigi Vignola 22 febbraio 2014

L’attenzione verso la maturazione umana e la crescita nella fede delle nuove generazioni è stata sempre al cuore della missione della Chiesa. Con il Concilio Ecumenico Vaticano II e il Magistero degli ultimi pontefici tale attenzione si è fatta ancora più marcata e incisiva.


L’interesse verso il pellegrinaggio non è nuovo nella sensibilità della Chiesa e nell’azione pastorale. Basti pensare alle molteplici attenzioni che ad esso sono state riservate nella storia e che si sono concretizzate in apposite forme di catechesi, capaci di illuminarne il significato teologico-spirituale, e in specifiche liturgie, soprattutto nei momenti cruciali del suo svolgimento. Inoltre la Chiesa ne ha appoggiato la realizzazione concreta anche attraverso ospizi, conventi con apposite foresterie, case di accoglienza, per alloggiare coloro che andavano verso le grandi mete dei “pellegrinaggi dell’anima” e per offrire loro un migliore accompagnamento ascetico e spirituale.
Per chi ama viaggiare e si diletta in vie nascoste, mulattiere di mare e percorsi di montagna, il viaggio non è solo un cammino, a volte comodo a volte no, verso una meta prefissata, un luogo geografico delineato. Spesso è anche, direbbero i viaggiatori convinti, sogno, possibilità di arrendersi agli improvvisi cambiamenti climatici del vento e dell’acqua, utopia racchiusa in un pugno di sabbia e in un mare di stelle. Si arriva in un luogo e si ha subito voglia di guadare un’altra tappa, oppure, e questo lo sa bene chi prepara da tempo un viaggio, si può anche non partire mai, e arrivarci lo stesso in quel luogo. Solo con la fantasia. Perché il vero viaggiatore è colui che viaggia con l’anima, che guarda a ovest con i profumi dell’est, che scende  a sud con il naso puntato a nord.
Viaggiando, anzi, errando, si incontra l’altro, sempre. Qualche volta anche se stessi, il ché non è male. Ma ciò non basta. Perché l’errante, colui che cammina tante volte senza meta, è alla ricerca di un altrove, un luogo altro, un posto dove l’anima possa ristorarsi, abbeverarsi alle cose belle della vita e anche trovare quella pace e silenzio che i nostri ritmi moderni e tecnocrati hanno allontanato dalla nostra vista. Con il viaggio l’anima non si intenerisce. Semmai apprende esperienza, rumori e colori. È la strada polverosa, la terra che assaporiamo e il cielo che ammiriamo, a indicarci quale blues meticcio stia suonando dentro la nostra anima. Dove andare?, direbbero i più curiosi. Già, come andare, dove sostare, che fare se… replicherebbero i più pratici. Ma il viaggio, qualunque viaggio, non ammette ritardi e ripensamenti.
La nostra bussola vaga tra i saperi cardinali. Perché riscoprire nel viaggio un grande crocevia dell’incontro tra le genti è la chiave di volta per tornare al futuro.
È il momento di metterci in cammino. Lasciando da parte, per un giorno, cellulari, orologi e la solita fretta che ci porta via. Dietro l’ansia di scoprire nuovi cieli e nuove terre si cela quella gioiosa inquietudine, non sempre visibile, di trovarsi erranti dello Spirito. Perché ogni viaggio è incontro con l’altro. È scoperta di Dio nelle cose della vita, anche le più banali, come allacciarsi bene gli scarponi prima di partire. Che ci si trovi sulla Via Francigena, al Gran San Bernardo o alla Città santa, che ci si imbatta nel sentiero Rilke a Trieste o sulla via di Francesco nel Lazio, in Umbria, in Toscana. Che la memoria storica ci prenda per mano a Bologna o che cielo e terra ci facciano compagnia al Sacro Monte di Varallo, all’eremo di Camaldoli, con i monaci alle sorgenti del Volturno e con i boschi e la Certosa di San Bruno. Per finire sulle vie dell’angelo nel Gargano….
Percorsi per chi ama camminare. Ma niente di difficile. Basta portarsi una carta topografica del luogo, e una minima attrezzatura da escursione. Tempi e distanze da weekend familiare. Con un po’ di voglia e di fiato c’è un bel pezzetto di Italia da gustare a pieni polmoni. Monaci, eremiti, chiese, abbazie, luoghi incontaminati, gli incontri sono tanti. Itinerari dello spirito da fare subito, appena il tempo lo permette. Anche di sabato e domenica va bene, visto la particolarità delle proposte. Gustarsi questa Italia nascosta vale davvero la pena. E “il ritorno” che se ne ha, in termini di incontri, scoperte, armonia con il creato, è infinitamente superiore a qualsiasi fatica sopportata.
Buon viaggio e buon cammino. Perché il Dio che incontrerai lungo il tuo viaggio è il Dio della porta accanto, della soglia, della città, dei crocevia, degli incroci. Un Dio che ti accompagna oltre il confine.


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