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Terrasini. Forum sulle Nuove Professioni Turistiche

di Giacomo Glaviano 15 aprile 2014


Nel 2030 il turismo sarà il settore economico più grande del mondo, più del petrolio e dell’industria. Oggi su 11 lavoratori uno è impiegato nel turismo e solo in Italia il 63% di quelli che lavorano nel settore turistico sono giovani. Il turismo si conferma dunque valvola di sfogo importante per il mondo del lavoro anche se, in un mondo in continua evoluzione, il turismo è stato quello che maggiormente ha risentito dei profondi e veloci mutamenti degli ultimi anni. A cominciare dal passaggio dal turismo organizzato al turismo individuale.




E’ stato questo il punto di partenza del Forum sulle "Nuove professioni turistiche", che si è svolto a Palazzo d’Aumale di Terrasini, promosso da Travelnostop in occasione della sedicesima edizione di Travelexpo. Un incontro che ha messo insieme le richieste provenienti da Artù, Skal International Italia e assessorato al Turismo della Regione Sicilia.


“Ci troviamo di fronte a un panorama a volte quasi disarmante – ha sottolineato Alessandro Rais, dirigente generale del Dipartimento Regionale al Turismo - vista la complessità di molte nuove professioni. In quest’ultimo anno, la Regione ha voluto iniziare a mettere un po’ d’ordine avviando gli esami di guida turistica, dopo un’attesa durata anni. Oggi, secondo un  primo bilancio, contiamo di abilitare tra le 250 e le 300 guide turistiche sulle mille che hanno sostenuto gli esami, che si concluderanno entro metà maggio”.


Una proposta concreta è arrivata da Gianluca Ferraro, presidente APL Working. La sua agenzia, autorizzata dal ministero del Lavoro, punta a mettere in contatto offerta e domanda di lavoro tramite lo strumento dei tirocini formativi. “Inoltre – ha aggiunto Ferraro –  l’Associazione Artù sta realizzando una ricerca sulle professioni turistiche esistenti e i trend, di cui è coordinatore Sandro Billi, e i cui risultati verranno presentati entro la fine dell’anno”.


Girolamo Cusimano, presidente della Scuola delle scienze umane e del patrimonio culturale dell’Università degli Studi di Palermo, ha posto l’accento sulla trasformazione da turismo organizzato a turismo individuale. “Le nuove professioni sono necessarie in un mondo che cambia velocemente insieme al turismo. Ma occorre definire la programmazione scolastica in base alle esigenze del territorio che muta per essere in grado di capire come intercettare i flussi turistici”.

“Abbiamo a disposizione migliaia di strumenti – ha affermato Vito D’Amico, ceo e revenue manager Sicaniasc - ma troppo spesso non sappiamo usarli. L’Italia sconta ancora un forte ritardo in tal senso. Ad esempio, di Expedia e di altri strumenti simili viene utilizzato solo il 30% delle potenzialità.  Un vero peccato. Se non riusciamo a formare adeguatamente i professionisti del turismo del futuro rischiamo di restare indietro rispetto ai nostri competitor”.

Secondo Giuseppe Cassarà, vicepresidente nazionale Confturismo, “il turismo non ha solo bisogno di nuove professioni ma deve anche ridefinire la mappa dei territorio. I vecchi schemi sono saltati, - ha affermato - dobbiamo metterci attorno a un tavolo per capire come vendere un prodotto che gli altri non hanno. La sfida è portare avanti il triangolo “imprese-scuole-istituzioni”.

Antonio Percario, coordinatore scientifico del Master in management turistico de Il Sole 24 Ore nonché consigliere internazionale dello Skal Italia ha tracciato la figura del destination developer, in grado da un lato di definire le politiche di sviluppo di un territorio e dall’altro di fare da consigliere commerciale delle aziende mentre Giovanni Nicosia, avvocato membro di Eurojuris Italia, ha parlato di alcune nuove figure professionali, quali la guida turistica subacquea e i blogger, per le quali ad oggi manca ancora una normativa specifica.

Infine da Maria Emanuela Palmisano, direttore Museo D’Aumale, è arrivata la proposta di mettere in relazione il museo con le altre realtà dello stesso territorio. Ad esempio, creando un percorso vitivinicolo che metta in rete Terrasini con la cantina borbonica di Partinico e le cantine di Marsala.


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