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Per un turismo umano e responsabile

di Pierluigi Vignola 14 agosto 2014

“A Lampedusa non s’incontrano migranti neanche a volerlo. O forse sì, un paio. Uno che lavora da Ciccio’s, e fa un’ottima pizza e un altro, Adam, che gioca nel Lampedusa”. È questo che si legge in ‘Lampedusa, guida per un turismo umano e responsabile’, di Ivanna Rossi e pubblicata da Altreconomia.




Nel bel mezzo dell’estate, dove c’è chi riposa e chi per vari motivi non può permettersi una – seppur breve – vacanza, ecco la presentazione di una guida turistica, la prima, tutta dedicata all’isola siciliana, per metà formata da aneddoti e meraviglie segrete da scoprire, e per il resto dedicata ai racconti, sia sugli abitanti, sia sugli immigrati, che ad oggi ancora sbarcano nel nostro paese in cerca di rifugio da quella patria, che se pur abbandonata a malincuore, potrà ridare una seconda vita a queste persone. Ci sono le storie di chi lì ci vive e di chi ci è arrivato dopo essere fuggito dal proprio Paese e aver affrontato un viaggio difficile e pericoloso. E tra le righe, si scopre qualcosa in più sul Centro di soccorso e di prima accoglienza, che assolutamente “non è un’attrazione turistica”, si legge nella guida. “La gente si figura una presenza invasiva di migranti, e un baraccamento che deturpa il paesaggio. Non è così. L’ex caserma usata per il centro è seminascosta nel fertile vallone delle Imbriacole, a est del paese”.

Tra i racconti raccolti ci sono quelli dei 20 ragazzi di Radio Delta, un’emittente attiva dal 2001 e gestita dalla onlus Alternativa giovani. In onda meteo, trasmissioni per le famiglie, oroscopo, musica e notizie. Mannino, uno dei redattori, racconta di quando i turisti telefonavano per chiedere se era opportuno vaccinarsi o se la sera si poteva fare una passeggiata in sicurezza. Ma, ci tiene a precisare che “non si tratta di ‘sbarchi’ ma di ‘salvataggi in mare’. La gente si confonde, pensa a un’invasione”.

Bisogna pertanto che si ricordi come “il nostro internazionalismo è fatto di rispetto e d’amore vicendevole tra le nazioni, realizzando, pur con leggi ed istituti, quell’internazionalismo naturale che consiste nell’amore dell’umanità. Quell’amore che tolga o riduca al minimo il triste privilegio dell’uomo tra tutti i viventi, di odiare, combattere e uccidere l’uomo” e favorisca “la fraterna tendenza a rispettare e difendere i diritti dei singoli”. Un auspicio che, espresso negli anni ’30 al crescere di nazionalismi e dittature, ritorna ancora oggi come monito a custodire un’ Europa e un Ordine internazionale fondato sulla tutela della dignità di ogni persona.

Infatti c’è la storia di Fabrizio Gatti, il giornalista che si è finto curdo e spacciandosi per Bilal Hibraim el Habib ha fatto il viaggio dall’Africa a Lampedusa e ne ha realizzato un reportage giornalistico di 500 pagine (pubblicato da Rizzoli) che gli ha fatto vincere il Premio Terzani nel 2008. E poi Khaled Chaouki, il deputato di origine marocchina che si è fatto chiudere nel Cie di Lampedusa. C’è, ancora, la storia di don Stefano Nassi, per 6 anni parroco dell’isola, e c’è la descrizione del cimitero fatto di “lapidi con una data e lo stemma del Comune. Date di naufragi, senza un nome, senza alcuna concessione di poesia”. E, tra le altre cose, si racconta della candidatura dell’isola al Nobel per la pace, un premio che “costituirebbe anche il segno che qualcuno pensa ai migranti come qualcosa di più che un numero nelle statistiche dei morti”.

La guida però non si concentra solo su questo aspetto ma parla di mare cristallino, della spiaggia dei Conigli, di tartarughe e coralli ma anche di monumenti, delle colazioni siciliane “da sballo calorico” fatte di brioche e granite, di piatti tipici – uno su tutti il cous cous – musica e tradizioni popolari, come pupi e pupari. E rilancia il turismo sull’isola con percorsi nuovi alla scoperta di luoghi “squadernati ma invisibili”, dice l’autrice. Un esempio? I timpuna, misteriosi – ma non troppo, dato che c’è chi li ha studiati – cerchi di pietra a vista che passano inosservati a un occhio inesperto che si lascia confondere dal naturale aspetto roccioso della costa isolana. E poi una carrellata sulle spiagge nascoste, storie di pescatori, aneddoti, consigli su ristoranti e alberghi e descrizioni di flora e fauna del luogo. “Tutti conoscono Lampedusa non per la bellezza del posto ma per le cronache fatte di brutte notizie – conclude la Rossi – l’isola, invece, deve tornare a essere considerata un paradiso”.


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