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Estate 2014.Quale turismo ci lasciamo

di Pierluigi Vignola 02 settembre 2014

Il turismo di massa si presenta come un tipico fenomeno dello sviluppo economico e sociale, correlato al benessere e alle culture della modernità. Riguardo a questo fenomeno multiforme, l’interesse ecclesiale viene da lontano, indotto dal vistoso movimento delle popolazioni delle aree metropolitane verso mete marine, montane o lacuali per periodi di vacanza e di riposo.




Alla tradizionale vacanza si è aggiunta di recente quasi un’esplosione di viaggi esotici, etnici e culturali, dominati da un desiderio di conoscenza, di esplorazione o di semplice piacere di evasione, pertanto cosa ci lasciamo alle spalle e come ci siamo preparati o ci prepariamo a vivere questo fenomeno?
Alterne vicende hanno caratterizzato nei decenni passati il consenso effettivo delle Chiese locali. Ora l’attenzione appare più marcata ed esprime significativamente l’intenzione di rendere la Chiesa più attiva e più protagonista in un settore della società così complesso e mutevole.
Attraverso la cosiddetta “pastorale del turismo”, significativa modalità di presenza cristiana in ambito turistico, la Chiesa ha qualcosa da “dire” al turismo, in modo del tutto originale, in quanto è portatrice di una “parola” di valore assoluto e di una tradizione di valori che non possono non arricchire di senso l’uomo del turismo, della vacanza e del viaggio.
Il “dire” della Chiesa riguarda infatti il destino trascendente dell’uomo e il suo perenne camminare verso mete di soddisfazione e di compimento di sé. Questo “dire” risponde ad una istanza intrinseca alla natura stessa della Chiesa, quella di essere comunità della nuova alleanza costituita per comunicare la salvezza di Gesù Cristo all’intera umanità.
Tale istanza rivela l’urgenza di “comunicare il vangelo” al mondo e alle culture che caratterizzano la vicenda attuale della civiltà occidentale, di cui il turismo è parte integrante nonostante la marginale valutazione della comunità cristiana e la scarsa attenzione riservata dall’opinione pubblica.
Perciò le nostre considerazioni intendono promuovere una più consapevole coscienza ecclesiale del fenomeno del turismo, soprattutto nel particolare impegno pastorale della parrocchia. Coerentemente la nostra riflessione e la nostra proposta si collocano nell’orizzonte e nella linea pastorale del documento dei Vescovi italiani “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia” che offre autorevoli indicazioni per il cammino della Chiesa nell’attuale passaggio storico.
Inoltre prendono rilievo nel processo avviato dal “Progetto culturale” della Chiesa italiana, teso a inculturare la fede nella società moderna, e già ampiamente presentato in vari documenti.
Nel desiderio di sollecitare la volontà pastorale e promuovere l’azione coerente delle varie comunità in ambito della molteplice mobilità turistica, culturale, devozionale, allora il suggerimento di possibili iniziative :
Č concorde la convinzione della necessità e urgenza della formazione al turismo, secondo i principi e i valori cristiani. In tal senso è importante che le comunità, sia di partenza che di arrivo dei flussi turistici, avvertano l’opportunità di programmare “Corsi e itinerari educativo-formativi” circa i valori e i disvalori del turismo, le valenze spirituali e culturali delle vacanze, la conoscenza delle etnie e culture da acquisire nei viaggi. Utili sono le “Giornate di aggiornamento” con lezioni di teologia e di prassi pastorale. La formazione deve tendere a edificare un’esistenza credente, corroborata da principi veritativi, da contenuti etici, da esperienze significative in modo da favorire da una parte la formazione degli “animatori parrocchiali” e dall’altra l’educazione al turismo per essere “cristiani” nel turismo, nell’accoglienza e nella cultura turistica.
La cura della Liturgia e della pratica sacramentale appartiene in sommo grado alla Chiesa. Nell’ambito del turismo la comunità, situata sia in territorio montano che marino o lacuale o nelle zone agrituristiche, è luogo dove l’assemblea dei credenti rende lode e grazie a Dio e rafforza la fede nel Crocifisso Risorto. Per questo l’Eucaristia domenicale, la liturgia dei sacramenti, il culto eucaristico richiedono celebrazioni adatte, accoglienti, festose, multilingue, con una speciale attenzione al sacramento della Riconciliazione. Anche qui appare utile la formazione di animatori liturgici, capaci di sostenere e guidare l’assemblea, spesso eterogenea e multicolore.
La copiosa tradizione artistico-culturale, segno della santità vissuta nei secoli e vanto delle nostre comunità, va opportunamente custodita, tutelata, tramandata e fruita nelle forme più opportune e creative. Iniziative a proposito possono essere diverse: dalla “presentazione” dei beni culturali ecclesiastici attraverso cicli di conferenze e strumenti cartacei o in video alla “visitazione” attraverso itinerari specifici e guide ben preparate dalle parrocchie stesse. Così si può predisporre un “sistema integrato” tra fede, cultura e storia, dove interagiscono correttamente i diversi soggetti parrocchiali, gli operatori turistici, gli enti locali, i gruppi e le associazioni di ispirazione cristiana.
Anche le stesse comunità possono diventare soggetto di iniziative turistiche proprie, concretizzando un modello di viaggio e di turismo religioso e culturale congeniale alle finalità educative, aggregative ed ecclesiali. Al riguardo si avrà cura di scegliere, con l’ausilio indispensabile di animatori esperti e abili, quasi “catechisti itineranti” capaci di scienza e di testimonianza, mete adeguatamente integrate nei valori e nei programmi della parrocchia.
I suggerimenti, offerti con discrezione, intendono creare le condizioni per un avvio graduale ma sicuro di una presenza di Chiesa negli ambiti della vacanza che sia segno di speranza e di salvezza ma anche spazio fecondo di impegno missionario.


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