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Turismo religioso una grande scommessa

di Maria Ingrao Randisi 09 ottobre 2015

Pellegrinaggio a Medjugorje partendo da Palermo, 50 minuti di aereo, 30 di bus dall’aeroporto di Monstar e sei in un mondo mistico.


Una città dell’Erzegovina, in mezzo alle montagne, autentica pietraia il monte delle apparizioni, e una storia che parte dall’apparizione di Maria ai veggenti, decine di migliaia di turisti religiosi. Gran parte italiani per le stradine piene di negozietti di reliquie religiose.

Una parrocchia neanche grandissima uno spiazzo dietro la Chiesa immenso che ospita più di diecimila fedeli, una trentina di sacerdoti a seguire le messe e dare la comunione, decine e decine di confessionali.

C’è chi si lascia travolgere dal clima mistico del luogo, ma c’è anche chi, meno religioso, si sente travolgere da un senso di pace.

E’ questa la scommessa di Medjugorje, sfiorata dalla guerra fratricida dopo il disfacimento della Jugoslavia di Tito, ma che ha saputo, nella scommessa mistica, trovare la forza per promuovere sviluppo turistico. Pullman italiani, ristoranti gestiti da bosniaci e italiani dove si parla soprattutto italiano. Tutto in funzione del clima mistico.

Giusta la cautela della Chiesa cattolica nel valutare Medjugorje ma se guardiamo la realtà da un punto di vista laico ci accorgiamo che forse non ci vuol molto a promuovere nei fedeli quel senso di serenità, di pace, di fratellanza che si prova in mezzo alle montagne dell’Erzegovina.

E la cosa che ti fa più impressione che buona parte di questo turismo è gestito da ambienti cattolici e da imprenditori italiani. Ed è inevitabile chiedersi perchè altrettanta gente non ci sia a Tindari, Siracusa o Assisi. Anche questo è un modo di fare turismo a basso costo. Una scommessa del nostro tempo.


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