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MILANO COME ERA, MILANO COM’E’ ORA. Villa Necchi Campiglio

di Francesca Brusati 17 novembre 2015

Rivisitando il titolo di un canzonatorio piano regolatore pubblicato da Piero Portaluppi e Marco Semenza nel 1927, presento la vecchia Milano dell’alta borghesia industriale attraverso uno dei suoi tesori lasciati dalla Famiglia Necchi Campiglio al FAI.


Villa Necchi Campiglio, realizzata da Partaluppi tra il 1932 e il 1935 e rivista dall’architetto Tomaso Buzzi nel secondo dopoguerra, sorge nel cuore della Milano liberty in Via Mozart.
Oggi la villa ospita spesso manifestazioni ed eventi di carattere culturale, ma è anche solo possibile accedere liberamente al cortile interno in cui prima un orto e poi dei platani secolari ti accompagnano aprendo lentamente la visione alla struttura della casa della quale si possono già intuire il carattere innovativo e moderno.

Sempre all’esterno una piscina compare frontalmente alla villa, mentre una piccola apertura nella recinzione invita ad accedere ad un secondo cortile limitrofo dove una struttura in metallo e vetro perfettamente in armonia con l’ambiente circostante ospita eventi temporanei e accanto alla quale sorge la caffetteria. Anche gli interni della casa sono visionabili dal mercoledì alla domenica prenotando una visita guidata della casa.

Se esternamente la costruzione mostra tutta la sua innovazione nel campo dell’architettura, superando il grandioso ingresso si possono comprendere come gli spazi siano stati progettati e realizzati per il mondo del futuro. Sebbene in epoca successiva sia stata sovrapposta la mano di un altro artista, ancora oggi è possibile fruire di alcuni elementi stilistici propri dell’architetto milanese. Tra tutte le stanze, la biblioteca ha mantenuto quasi inalterato il gusto del suo ideatore attraverso la libreria in palissandro nella quale si inserisce il camino in granito e che funge da divisorio per creare un’area appartata all’interno della stanza. Il soffitto, in cui le costolature sono intrecciate formando un curatissimo motivo a losanghe, rappresenta un carattere geometrico molto caro all’architetto e che egli riporta a mo’ di firma anche su mobili e complementi d’arredo.

Tomaso Buzzi,invece, interviene intorno agli anni cinquanta conferendo alle sale un aspetto più classico e tradizionale e dando alla villa un’aura più solenne e più adatta ai nuovi gusti dei padroni di casa. In questo caso, il Fumoir è il luogo che più rappresenta il nuovo tempo del dopoguerra attraverso l’importante trasformazione del maestoso camino dal sapore rinascimentale e degli arredi dal forte richiamo settecentesco che più si avvicinano ad un nuovo gusto italiano.

Oggi la villa mantiene inalterata la struttura e solo alcuni elementi di arredo sono quelli originariamente appartenuti alla famiglia. La maggior parte delle meraviglie contenute al suo interno sono frutto di numerose donazioni provenienti da collezioni private che hanno permesso di allestire gli ambienti della casa rimanendo in linea con i tempi in cui essa è stata vissuta dai suoi proprietari. In particolare, gli spazi sono impreziositi dalla Collezione Alighiero ed Emilietta de’ Micheli e dalla Collezione Claudia Gian Ferrari. E’ anche possibile ammirare opere pittoriche originali di De Chirico, De Pisis e Giorgio Morandi.

Villa Necchi Campiglio, insomma, rappresenta un vero esempio di grandeur milanese, un vero esempio di stile ed eleganza. Ci sono diversi modi per vivere la villa, ma certamente che sia una visita guidata o che si tratti di un caffè bevuto seduto ad un tavolino a bordo piscina, non ci si deve perdere il piacere di vivere una Milano più tranquilla in cui ci si può sentire rigenerati anche solo respirando il gusto del bello.


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