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Regione Sicilia.Vecchi problemi nell’agenda del nuovo assessore al turismo Anthony Barbagallo

di Toti Piscopo, editore di travelnostop, 12 gennaio 2016

Anno nuovo problemi vecchi per il turismo siciliano con cui si dovrà misurare il neo assessore regionale al turismo, Anthony Barbagallo che, insediatosi lo scorso novembre, si è subito confrontato con la mancata approvazione del bilancio e la conseguente gestione in dodicesimi.



Status questo che mette in forse la partecipazione alla Bit di Milano e il mancato rinnovo dei contratti per tutto il team amministrativo dell’assessorato, dal direttore generale a funzionari e dirigenti. Una situazione di limbo a cui contribuisce anche l’esodo per pensionamento di professionalità consolidate che alimenta un clima di attesa e di stallo negli uffici di via Notarbartolo.

E’ questo l’ultimo problema, almeno in ordine di tempo, del 2015, la cui soluzione viene rimandata al nuovo anno insieme ai tanti altri, legati a quella programmazione ordinaria e straordinaria sempre sollecitata, e la cui soluzione è stata tentata o millantata, e comunque sempre rimandata.

Ma il 2015, al di là dei tanti problemi irrisolti, ha dato qualche segnale di vitalità che ha riacceso più di una speranza tra gli operatori turistici privati. Una speranza che andrebbe alimentata, puntando a trasformare l’occasionalità in razionalità, con azioni più incisive a supporto dell’azione di commercializzazione e fatti concreti in grado di fronteggiare la concorrenza, sviluppando un’azione di comunicazione più decisa.

Insomma, puntare nel contempo su un modello di organizzazione più razionale e meno frammentato e garantire quei servizi di ospitalità ed accoglienza utili a riqualificare l’offerta turistica, anche attraverso il miglioramento di una serie di servizi di primaria importanza richiesti dal turista ma anche dal cittadino residente.

Un modello già da tempo invocato ma che non riesce a concretizzarsi in atti legislativi ed amministrativi concreti e produttivi e che avevano indotto il legislatore del tempo, nonostante le non poche opposizioni, a determinare la chiusura delle Aapit e delle locali Aziende di Turismo che avrebbero dovuto lasciare il posto a strutture più snelle e dinamiche.

Di fatto, secondo antiche e gattopardesche abitudini (“tutto cambia affinché nulla cambi”), abbiamo assistito appena alla mutazione della nomenclatura, che ha visto le Aziende Autonome di Turismo inglobate nell’organico dell’Assessorato Regionale al Turismo e trasformate in Servizi Turistici Regionali e le Aapit inglobate, prima nelle Province Regionali, in atto commissariate, in attesa di trasformazione in Liberi Consorzi Comunali.  
Strutture alle quali presto si aggiungeranno anche gli Uffici di Informazioni ed Accoglienza Turistica, a cura delle Pro Loco che un recente decreto del 27 luglio u.s. ne favorisce, anche a dismisura, l’apertura ed in nome del turismo sociale amplia la sfera d’interesse anche nell’organizzazione di viaggi e turismo e di gestione di attività tipiche dell’impresa turistica.

La stessa rivendicata dalle agenzie di viaggio. Rivendicazione antica e sempre disattesa da parte di una categoria che ha contribuito, sin dal dopoguerra, a sviluppare il turismo in Sicilia e che, nonostante tutto, anche negli anni più difficili ha contribuito ad alimentare e consolidare flussi turistici tradizionali.
   
Nuovi organismi che, in nome di una rappresentatività territoriale, si sovrappongono, ad altri quali i Gal, i Gac, Marchi di area, Distretti turistici ed altri ancora fruitori di capitali e finanziamenti a pioggia e generatori di azioni disarticolate, non coordinate ed inadeguate al conseguimento di obiettivi utili a consolidare e sviluppare in Sicilia quella sana economia turistica le cui potenzialità rimangono ancora tali nonostante gli investimenti milionari.

Sono questi alcuni punti da segnare nell’agenda del neo assessore e certamente non i soli, di certo comunque quelli per i quali si può razionalizzare l’esistente in attesa che si vari la nuova programmazione PO FESR Sicilia 2014-2020. Tentare di fare chiarezza sarà una pratica di buona politica e un contributo utile per drenare i diffusi fenomeni di abusivismo e di abusi diffusi, per cui non occorrono particolari risorse economiche ma tanta volontà e capacità. 


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