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Tra viaggi e tours

di Carmelo Fucarino - 25 novembre 2019

Da anni si discute tra «vïàggio dal provenz. viatge, fr. ant. veiage, che è il lat. viaticum «provvista per il viaggio» e più tardi «viaggio», der. di via «via 2 »; cfr. viatico.

- 1. L’andare da un luogo ad altro luogo, per lo più distante, per diporto o per necessità, con un mezzo di trasporto privato o pubblico (o anche, ma oggi raramente, a piedi); e tour «tùur» s. m., fr. der. di tourner «girare»; cfr.tornare.. - genericam. giro. In Italia la parola è nota con riferimento a giri turistici. (Dizionario Treccani).

L’andare per paesi, definiti “stranieri”, e l’incontro con uomini, costumi e paesaggi diversi dà l’avvio alla letteratura occidentale, immediatamente dopo l’epos della guerra di eroi dell’Iliade. Allora, intorno al IX secolo a.C., questo passaggio per nave a remi si connotò specificamente come un ampliamento dell’epica sulla guerra di Troia che produsse tanti altri poemi del ciclo troiano. Fu l’Odissea, il poema di Odisseo, più noto come Ulisse, poema che, come tanti altri dell’epoca successiva, volle narrare del “nostos”, del ritorno avventuroso in patria dei principali protagonisti dell’epica distruzione. Ad esso si legava l’avventura per paesi sconosciuti, sirene che incantavano, donne adescatrici e dolcissime, mangiatori di loto e uomini con un occhio solo.

E ancora, nelle Argonautiche di Apollonio Rodio (III sec. a.C.) su un favoloso tragitto tra paesi e personaggi fuori dal comune si chiuse l’epos greco con il viaggio di Giasone sulla nave Argo assieme a tanti eroi mitici alla ricerca del vello d’oro, più surreale ed onirico, dominato dalla amekanìa, il non-senso di un viaggio con il quale si aspira semplicemente al ritorno. E poi venne il viaggio altrettanto avventuroso di Enea alla ricerca di una terra promessa, per noi di grande fascino la tappa a Trapani per la morte del padre Anchise e i giochi funebri in suo onore (per circa 500 versi del V libro dell’Eneide, vv. 45-761), prima dell’impossibile amore di Didone. Da allora il XVIII è stato il secolo dei grandi viaggiatori europei che sono venuti a scoprire la Sicilia.

Con questi voglio parlare della Sciacca di altri tempi, in omaggio a coloro che mi hanno avviato in questa mia perenne avventura del 'viaggiatore', coinvolto purtroppo dal turista che ora imperversa nelle grandi città dei tesori d’arte e, da qualche tempo esauriti simili siti in luoghi inusitati e attraverso lavori forzati e riposi disagiati, le 'avventure nel mondo'.

Perciò la loro Sciacca antica, successiva a Tommaso Fazello sciacchitano (1498-1570).

La moderna, però nei luoghi più segreti da rilanciare nel mondo, in questa fase di boom del turismo siciliano la lascio a Florine Baptiste, odierna scopritrice della città, certamente di onomastica araba. Italienische Reise 1786-87, compiuto da Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832), quello dei Die Leiden des jungen Werthers (I dolori del giovane Werther) e del magico Faust, il viaggiatore mineralogo e botanico, che va da Palermo-Alcamo-Segesta-Castelvetrano a Sciacca (a Weimar nella sua casa-museo minerali e calchi).

«Palermo, Dienstag den 3. April.
Mit keinen Worten ist die dunstige Klarheit auszudrücken, die um die Küsten schwebte, als wir am schönsten Nachmittage gegen Palermo anfuhren. Die Reinheit der Konture, die Weichheit des Ganzen, das Auseinanderweichen der Töne, die Harmonie von Himmel, Meer und Erde. Wer es gesehen hat, der hat es auf sein ganzes Leben.

(In nessun modo possiamo esprimere la sete di chiarezza che si aggirava intorno alle coste, mentre ci dirigevamo verso Palermo nel pomeriggio più bello. La purezza dei contorni, la morbidezza del tutto, la divergenza di toni, l'armonia del cielo, del mare e della terra. Chiunque l'abbia visto ce l'ha per tutta la vita»).

«Freitag den 13. April.
«Italien ohne Sizilien macht gar kein Bild in der Seele: hier ist erst der Schlüssel zu allem. Vom Klima kann man nicht Gutes genug sagen; jetzt ist's Regenzeit, aber immer unterbrochen, heute donnert und blitzt es, und alles wird mit Macht grün.
(«L'Italia senza Sicilia non fa nessuna immagine nell'anima: ecco solo la chiave di tutto. Non possiamo dire abbastanza bene sul clima; ora è la stagione delle piogge, ma sempre interrotto, oggi tuona e lampeggia, e tutto diventa verde con il potere.»)

«Sciacca, Sonntag den 22. April.
DerWeghieher, mineralogisch uninteressant, geht immerfort über Kieshügel. Man gelangt ans Ufer des Meers, dort ragen mitunter Kalkfelsen hervor. Alles flache Erdreich unendlich fruchtbar, Gerste und Hafer von dem schönsten Stande; Salsola Kali gepflanzt; die Aloes haben schon höhere Fruchtstämme getrieben als gestern und ehegestern. Die vielerlei Kleearten verließen uns nicht.Endlich kamen wir an ein Wäldchen, buschig, die höheren Bäume nur einzeln; endlich auch Pantofifelholz!

Girgenti, den 23. April abends.
Von Sciacca hieher starke Tagreise. Gleich vor genanntem Orte betrachteten wir die Bäder; ein heißer Quell dringt aus dem Felsen, mit sehr starkem Schwefelgeruch; das Wasser schmeckt sehr salzig, aber nicht faul. Sollte der Schwefeldunst nicht im Augenblick des Hervorbrechens sich erzeugen? Etwas höher ist ein Brunnen, kühl, ohne Geruch. Ganz oben liegt das Kloster, wo die Schwitzbäder sind; ein starker Dampf steigt davon in die reine Luft. Das Meer rollt hier nur Kalkgeschiebe, Quarz und Hornstein sind abgeschnitten. Ich beobachtete die kleinen Flüsse:
Caltabellota und Macasoli bringen auch nur Kalk geschiebe, Platani gelben Marmor und
Feuersteine, die ewigen Begleiter dieses edlern Kalkgesteins. Wenige Stückchen Lava machten mich aufmerksam, allein ich vermute hier in der Gegend nichts Vulkanisches; ich denke vielmehr, es sind Trümmer von Mühlsteinen, oder zu welchem Gebrauch man solche Stücke aus der Ferne geholt hat. Bei Monte Allegro ist alles Gips; dichter Gips und Fraueneis, ganze Felsen vor und zwischen dem Kalk. Die wunderliche Felsenlage von Caltabellota!»

(«Sciacca, domenica 22 aprile 1787.
La strada per arrivare fin qui non è interessante dal punto di vista geologico e passa continuamente su colline ghiaiose. Si arriva alla spiaggia, e lì, ogni tanto, appaiono rocce calcaree. Tutto il terreno piano è infinitamente fertile; orzo e avena in ottimo stato; coltivazioni di salsola kali; le aloe hanno gli steli dei frutti ancora più alti, più di ieri e dell'altro ieri. Non ci hanno lasciato i tanti tipi di erba medica. Finalmente abbiamo raggiunto un boschetto, cespuglioso, solo alcuni alberi alti e finalmente il legno di sughero!

Girgenti, lunedì 23 aprile, la sera
Da Sciacca fino a qui viaggio di una giornata intera. Subito prima del luogo suddetto abbiamo visto i bagni; una fonte calda esce dalla roccia con forte odore di zolfo, l'acqua sa di sale, ma non di marcio. Ma il gas sulfureo non dovrebbe prodursi nel momento dell'uscita? Un po' più in alto c'è una fontana, fresca, senza odore. In alto c'è il convento, dove si fanno i bagni termali; un forte vapore sale da lì nell'aria pulita. Il mare qui rotola soltanto detriti calcarei, i quarzi e la corneana sono spezzati. Ho osservavo i piccoli fiumi, Caltabellota e Macasoli, trasportano anche loro soltanto detriti calcarei, ed il Platani del marmo giallo e della pietra focaia, eterni compagni di questa pietra calcarea più pregiata. Mi hanno sorpreso alcuni pezzi di lava, ma non presumo che in questa regione ci sia qualcosa di vulcanico; penso piuttosto che siano detriti di pietre da mulino o simili, a seconda dello scopo per cui si portavano pezzi del genere da posti più lontani. Vicino al Monte Allegro tutto è gesso; un gesso denso e di scagliola, interi massi davanti e in mezzo al calcare. La stupenda posizione delle rocce a Caltabellota!»

L’amore di Goethe per l’Italia fu perenne e nel suo romanzo di formazione Wilhelm Meisters Lehrjahre (1796) fa cantare a Mignon il bellissimo lied:
«Kennst du das Land, wo die Zitronen blühn,
Im dunklen Laub die Goldorangen glühn,
Ein sanfter Wind vom blauen Himmel weht,
Die Myrte still und hoch der Lorbeer steht?
Kennst du es wohl?
Dahin, dahin
Möcht ich mit dir, o mein Geliebter, ziehn!»
(»Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni?
Brillano tra le foglie cupe le arance d’oro,
Una brezza lieve dal cielo azzurro spira,
Il mirto è immobile, alto è l’alloro!
Lo conosci tu?
Laggiù! Laggiù!
O amato mio, con te vorrei andare!»).


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Da anni si discute tra «vïàggio dal provenz. viatge, fr. ant. veiage, che è il lat. viaticum «provvista per il viaggio» e più tardi «viaggio», der. di via «via 2 »; cfr. viatico.

- 1. L’andare da un luogo ad altro luogo, per lo più distante, per diporto o per necessità, con un mezzo di trasporto privato o pubblico (o anche, ma oggi raramente, a piedi); e tour «tùur» s. m., fr. der. di tourner «girare»; cfr.tornare.. - genericam. giro. In Italia la parola è nota con riferimento a giri turistici. (Dizionario Treccani).

L’andare per paesi, definiti “stranieri”, e l’incontro con uomini, costumi e paesaggi diversi dà l’avvio alla letteratura occidentale, immediatamente dopo l’epos della guerra di eroi dell’Iliade. Allora, intorno al IX secolo a.C., questo passaggio per nave a remi si connotò specificamente come un ampliamento dell’epica sulla guerra di Troia che produsse tanti altri poemi del ciclo troiano. Fu l’Odissea, il poema di Odisseo, più noto come Ulisse, poema che, come tanti altri dell’epoca successiva, volle narrare del “nostos”, del ritorno avventuroso in patria dei principali protagonisti dell’epica distruzione. Ad esso si legava l’avventura per paesi sconosciuti, sirene che incantavano, donne adescatrici e dolcissime, mangiatori di loto e uomini con un occhio solo.

E ancora, nelle Argonautiche di Apollonio Rodio (III sec. a.C.) su un favoloso tragitto tra paesi e personaggi fuori dal comune si chiuse l’epos greco con il viaggio di Giasone sulla nave Argo assieme a tanti eroi mitici alla ricerca del vello d’oro, più surreale ed onirico, dominato dalla amekanìa, il non-senso di un viaggio con il quale si aspira semplicemente al ritorno. E poi venne il viaggio altrettanto avventuroso di Enea alla ricerca di una terra promessa, per noi di grande fascino la tappa a Trapani per la morte del padre Anchise e i giochi funebri in suo onore (per circa 500 versi del V libro dell’Eneide, vv. 45-761), prima dell’impossibile amore di Didone. Da allora il XVIII è stato il secolo dei grandi viaggiatori europei che sono venuti a scoprire la Sicilia.

Con questi voglio parlare della Sciacca di altri tempi, in omaggio a coloro che mi hanno avviato in questa mia perenne avventura del 'viaggiatore', coinvolto purtroppo dal turista che ora imperversa nelle grandi città dei tesori d’arte e, da qualche tempo esauriti simili siti in luoghi inusitati e attraverso lavori forzati e riposi disagiati, le 'avventure nel mondo'.

Perciò la loro Sciacca antica, successiva a Tommaso Fazello sciacchitano (1498-1570).

La moderna, però nei luoghi più segreti da rilanciare nel mondo, in questa fase di boom del turismo siciliano la lascio a Florine Baptiste, odierna scopritrice della città, certamente di onomastica araba. Italienische Reise 1786-87, compiuto da Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832), quello dei Die Leiden des jungen Werthers (I dolori del giovane Werther) e del magico Faust, il viaggiatore mineralogo e botanico, che va da Palermo-Alcamo-Segesta-Castelvetrano a Sciacca (a Weimar nella sua casa-museo minerali e calchi).

«Palermo, Dienstag den 3. April.
Mit keinen Worten ist die dunstige Klarheit auszudrücken, die um die Küsten schwebte, als wir am schönsten Nachmittage gegen Palermo anfuhren. Die Reinheit der Konture, die Weichheit des Ganzen, das Auseinanderweichen der Töne, die Harmonie von Himmel, Meer und Erde. Wer es gesehen hat, der hat es auf sein ganzes Leben.

(In nessun modo possiamo esprimere la sete di chiarezza che si aggirava intorno alle coste, mentre ci dirigevamo verso Palermo nel pomeriggio più bello. La purezza dei contorni, la morbidezza del tutto, la divergenza di toni, l'armonia del cielo, del mare e della terra. Chiunque l'abbia visto ce l'ha per tutta la vita»).

«Freitag den 13. April.
«Italien ohne Sizilien macht gar kein Bild in der Seele: hier ist erst der Schlüssel zu allem. Vom Klima kann man nicht Gutes genug sagen; jetzt ist's Regenzeit, aber immer unterbrochen, heute donnert und blitzt es, und alles wird mit Macht grün.
(«L'Italia senza Sicilia non fa nessuna immagine nell'anima: ecco solo la chiave di tutto. Non possiamo dire abbastanza bene sul clima; ora è la stagione delle piogge, ma sempre interrotto, oggi tuona e lampeggia, e tutto diventa verde con il potere.»)

«Sciacca, Sonntag den 22. April.
DerWeghieher, mineralogisch uninteressant, geht immerfort über Kieshügel. Man gelangt ans Ufer des Meers, dort ragen mitunter Kalkfelsen hervor. Alles flache Erdreich unendlich fruchtbar, Gerste und Hafer von dem schönsten Stande; Salsola Kali gepflanzt; die Aloes haben schon höhere Fruchtstämme getrieben als gestern und ehegestern. Die vielerlei Kleearten verließen uns nicht.Endlich kamen wir an ein Wäldchen, buschig, die höheren Bäume nur einzeln; endlich auch Pantofifelholz!

Girgenti, den 23. April abends.
Von Sciacca hieher starke Tagreise. Gleich vor genanntem Orte betrachteten wir die Bäder; ein heißer Quell dringt aus dem Felsen, mit sehr starkem Schwefelgeruch; das Wasser schmeckt sehr salzig, aber nicht faul. Sollte der Schwefeldunst nicht im Augenblick des Hervorbrechens sich erzeugen? Etwas höher ist ein Brunnen, kühl, ohne Geruch. Ganz oben liegt das Kloster, wo die Schwitzbäder sind; ein starker Dampf steigt davon in die reine Luft. Das Meer rollt hier nur Kalkgeschiebe, Quarz und Hornstein sind abgeschnitten. Ich beobachtete die kleinen Flüsse:
Caltabellota und Macasoli bringen auch nur Kalk geschiebe, Platani gelben Marmor und
Feuersteine, die ewigen Begleiter dieses edlern Kalkgesteins. Wenige Stückchen Lava machten mich aufmerksam, allein ich vermute hier in der Gegend nichts Vulkanisches; ich denke vielmehr, es sind Trümmer von Mühlsteinen, oder zu welchem Gebrauch man solche Stücke aus der Ferne geholt hat. Bei Monte Allegro ist alles Gips; dichter Gips und Fraueneis, ganze Felsen vor und zwischen dem Kalk. Die wunderliche Felsenlage von Caltabellota!»

(«Sciacca, domenica 22 aprile 1787.
La strada per arrivare fin qui non è interessante dal punto di vista geologico e passa continuamente su colline ghiaiose. Si arriva alla spiaggia, e lì, ogni tanto, appaiono rocce calcaree. Tutto il terreno piano è infinitamente fertile; orzo e avena in ottimo stato; coltivazioni di salsola kali; le aloe hanno gli steli dei frutti ancora più alti, più di ieri e dell'altro ieri. Non ci hanno lasciato i tanti tipi di erba medica. Finalmente abbiamo raggiunto un boschetto, cespuglioso, solo alcuni alberi alti e finalmente il legno di sughero!

Girgenti, lunedì 23 aprile, la sera
Da Sciacca fino a qui viaggio di una giornata intera. Subito prima del luogo suddetto abbiamo visto i bagni; una fonte calda esce dalla roccia con forte odore di zolfo, l'acqua sa di sale, ma non di marcio. Ma il gas sulfureo non dovrebbe prodursi nel momento dell'uscita? Un po' più in alto c'è una fontana, fresca, senza odore. In alto c'è il convento, dove si fanno i bagni termali; un forte vapore sale da lì nell'aria pulita. Il mare qui rotola soltanto detriti calcarei, i quarzi e la corneana sono spezzati. Ho osservavo i piccoli fiumi, Caltabellota e Macasoli, trasportano anche loro soltanto detriti calcarei, ed il Platani del marmo giallo e della pietra focaia, eterni compagni di questa pietra calcarea più pregiata. Mi hanno sorpreso alcuni pezzi di lava, ma non presumo che in questa regione ci sia qualcosa di vulcanico; penso piuttosto che siano detriti di pietre da mulino o simili, a seconda dello scopo per cui si portavano pezzi del genere da posti più lontani. Vicino al Monte Allegro tutto è gesso; un gesso denso e di scagliola, interi massi davanti e in mezzo al calcare. La stupenda posizione delle rocce a Caltabellota!»

L’amore di Goethe per l’Italia fu perenne e nel suo romanzo di formazione Wilhelm Meisters Lehrjahre (1796) fa cantare a Mignon il bellissimo lied:
«Kennst du das Land, wo die Zitronen blühn,
Im dunklen Laub die Goldorangen glühn,
Ein sanfter Wind vom blauen Himmel weht,
Die Myrte still und hoch der Lorbeer steht?
Kennst du es wohl?
Dahin, dahin
Möcht ich mit dir, o mein Geliebter, ziehn!»
(»Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni?
Brillano tra le foglie cupe le arance d’oro,
Una brezza lieve dal cielo azzurro spira,
Il mirto è immobile, alto è l’alloro!
Lo conosci tu?
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Da anni si discute tra «vïàggio dal provenz. viatge, fr. ant. veiage, che è il lat. viaticum «provvista per il viaggio» e più tardi «viaggio», der. di via «via 2 »; cfr. viatico.

- 1. L’andare da un luogo ad altro luogo, per lo più distante, per diporto o per necessità, con un mezzo di trasporto privato o pubblico (o anche, ma oggi raramente, a piedi); e tour «tùur» s. m., fr. der. di tourner «girare»; cfr.tornare.. - genericam. giro. In Italia la parola è nota con riferimento a giri turistici. (Dizionario Treccani).

L’andare per paesi, definiti “stranieri”, e l’incontro con uomini, costumi e paesaggi diversi dà l’avvio alla letteratura occidentale, immediatamente dopo l’epos della guerra di eroi dell’Iliade. Allora, intorno al IX secolo a.C., questo passaggio per nave a remi si connotò specificamente come un ampliamento dell’epica sulla guerra di Troia che produsse tanti altri poemi del ciclo troiano. Fu l’Odissea, il poema di Odisseo, più noto come Ulisse, poema che, come tanti altri dell’epoca successiva, volle narrare del “nostos”, del ritorno avventuroso in patria dei principali protagonisti dell’epica distruzione. Ad esso si legava l’avventura per paesi sconosciuti, sirene che incantavano, donne adescatrici e dolcissime, mangiatori di loto e uomini con un occhio solo.

E ancora, nelle Argonautiche di Apollonio Rodio (III sec. a.C.) su un favoloso tragitto tra paesi e personaggi fuori dal comune si chiuse l’epos greco con il viaggio di Giasone sulla nave Argo assieme a tanti eroi mitici alla ricerca del vello d’oro, più surreale ed onirico, dominato dalla amekanìa, il non-senso di un viaggio con il quale si aspira semplicemente al ritorno. E poi venne il viaggio altrettanto avventuroso di Enea alla ricerca di una terra promessa, per noi di grande fascino la tappa a Trapani per la morte del padre Anchise e i giochi funebri in suo onore (per circa 500 versi del V libro dell’Eneide, vv. 45-761), prima dell’impossibile amore di Didone. Da allora il XVIII è stato il secolo dei grandi viaggiatori europei che sono venuti a scoprire la Sicilia.

Con questi voglio parlare della Sciacca di altri tempi, in omaggio a coloro che mi hanno avviato in questa mia perenne avventura del 'viaggiatore', coinvolto purtroppo dal turista che ora imperversa nelle grandi città dei tesori d’arte e, da qualche tempo esauriti simili siti in luoghi inusitati e attraverso lavori forzati e riposi disagiati, le 'avventure nel mondo'.

Perciò la loro Sciacca antica, successiva a Tommaso Fazello sciacchitano (1498-1570).

La moderna, però nei luoghi più segreti da rilanciare nel mondo, in questa fase di boom del turismo siciliano la lascio a Florine Baptiste, odierna scopritrice della città, certamente di onomastica araba. Italienische Reise 1786-87, compiuto da Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832), quello dei Die Leiden des jungen Werthers (I dolori del giovane Werther) e del magico Faust, il viaggiatore mineralogo e botanico, che va da Palermo-Alcamo-Segesta-Castelvetrano a Sciacca (a Weimar nella sua casa-museo minerali e calchi).

«Palermo, Dienstag den 3. April.
Mit keinen Worten ist die dunstige Klarheit auszudrücken, die um die Küsten schwebte, als wir am schönsten Nachmittage gegen Palermo anfuhren. Die Reinheit der Konture, die Weichheit des Ganzen, das Auseinanderweichen der Töne, die Harmonie von Himmel, Meer und Erde. Wer es gesehen hat, der hat es auf sein ganzes Leben.

(In nessun modo possiamo esprimere la sete di chiarezza che si aggirava intorno alle coste, mentre ci dirigevamo verso Palermo nel pomeriggio più bello. La purezza dei contorni, la morbidezza del tutto, la divergenza di toni, l'armonia del cielo, del mare e della terra. Chiunque l'abbia visto ce l'ha per tutta la vita»).

«Freitag den 13. April.
«Italien ohne Sizilien macht gar kein Bild in der Seele: hier ist erst der Schlüssel zu allem. Vom Klima kann man nicht Gutes genug sagen; jetzt ist's Regenzeit, aber immer unterbrochen, heute donnert und blitzt es, und alles wird mit Macht grün.
(«L'Italia senza Sicilia non fa nessuna immagine nell'anima: ecco solo la chiave di tutto. Non possiamo dire abbastanza bene sul clima; ora è la stagione delle piogge, ma sempre interrotto, oggi tuona e lampeggia, e tutto diventa verde con il potere.»)

«Sciacca, Sonntag den 22. April.
DerWeghieher, mineralogisch uninteressant, geht immerfort über Kieshügel. Man gelangt ans Ufer des Meers, dort ragen mitunter Kalkfelsen hervor. Alles flache Erdreich unendlich fruchtbar, Gerste und Hafer von dem schönsten Stande; Salsola Kali gepflanzt; die Aloes haben schon höhere Fruchtstämme getrieben als gestern und ehegestern. Die vielerlei Kleearten verließen uns nicht.Endlich kamen wir an ein Wäldchen, buschig, die höheren Bäume nur einzeln; endlich auch Pantofifelholz!

Girgenti, den 23. April abends.
Von Sciacca hieher starke Tagreise. Gleich vor genanntem Orte betrachteten wir die Bäder; ein heißer Quell dringt aus dem Felsen, mit sehr starkem Schwefelgeruch; das Wasser schmeckt sehr salzig, aber nicht faul. Sollte der Schwefeldunst nicht im Augenblick des Hervorbrechens sich erzeugen? Etwas höher ist ein Brunnen, kühl, ohne Geruch. Ganz oben liegt das Kloster, wo die Schwitzbäder sind; ein starker Dampf steigt davon in die reine Luft. Das Meer rollt hier nur Kalkgeschiebe, Quarz und Hornstein sind abgeschnitten. Ich beobachtete die kleinen Flüsse:
Caltabellota und Macasoli bringen auch nur Kalk geschiebe, Platani gelben Marmor und
Feuersteine, die ewigen Begleiter dieses edlern Kalkgesteins. Wenige Stückchen Lava machten mich aufmerksam, allein ich vermute hier in der Gegend nichts Vulkanisches; ich denke vielmehr, es sind Trümmer von Mühlsteinen, oder zu welchem Gebrauch man solche Stücke aus der Ferne geholt hat. Bei Monte Allegro ist alles Gips; dichter Gips und Fraueneis, ganze Felsen vor und zwischen dem Kalk. Die wunderliche Felsenlage von Caltabellota!»

(«Sciacca, domenica 22 aprile 1787.
La strada per arrivare fin qui non è interessante dal punto di vista geologico e passa continuamente su colline ghiaiose. Si arriva alla spiaggia, e lì, ogni tanto, appaiono rocce calcaree. Tutto il terreno piano è infinitamente fertile; orzo e avena in ottimo stato; coltivazioni di salsola kali; le aloe hanno gli steli dei frutti ancora più alti, più di ieri e dell'altro ieri. Non ci hanno lasciato i tanti tipi di erba medica. Finalmente abbiamo raggiunto un boschetto, cespuglioso, solo alcuni alberi alti e finalmente il legno di sughero!

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Da Sciacca fino a qui viaggio di una giornata intera. Subito prima del luogo suddetto abbiamo visto i bagni; una fonte calda esce dalla roccia con forte odore di zolfo, l'acqua sa di sale, ma non di marcio. Ma il gas sulfureo non dovrebbe prodursi nel momento dell'uscita? Un po' più in alto c'è una fontana, fresca, senza odore. In alto c'è il convento, dove si fanno i bagni termali; un forte vapore sale da lì nell'aria pulita. Il mare qui rotola soltanto detriti calcarei, i quarzi e la corneana sono spezzati. Ho osservavo i piccoli fiumi, Caltabellota e Macasoli, trasportano anche loro soltanto detriti calcarei, ed il Platani del marmo giallo e della pietra focaia, eterni compagni di questa pietra calcarea più pregiata. Mi hanno sorpreso alcuni pezzi di lava, ma non presumo che in questa regione ci sia qualcosa di vulcanico; penso piuttosto che siano detriti di pietre da mulino o simili, a seconda dello scopo per cui si portavano pezzi del genere da posti più lontani. Vicino al Monte Allegro tutto è gesso; un gesso denso e di scagliola, interi massi davanti e in mezzo al calcare. La stupenda posizione delle rocce a Caltabellota!»

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