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Turismo e migrazioni. Ed ora?

di Carmelo Fucarino - 22 giugno 2020

Intorno al 1330 sull’altopiano della Mongolia scoppiò la nota pandemia, dalla quale Boccaccio trasse spunto per le fuga in campagna dell’allegra brigata di sette ragazze e tre giovani.

Il suo viaggio fu lungo e si propagò a macchia d’olio per diffusione di contagi tra regioni confinanti. Impiegò circa quindici anni per giungere in Europa attraverso la Cina, la Siria, la Turchia, la Grecia e l’Egitto. Nel 1347 giunse in Sicilia e da qui con la complicità dei Genovesi che vi avevano le loro basi commerciali e un fondaco rinomato a Palermo passò a Genova. Nel 1348 era già in Svizzera e nei Grigioni, risparmiando in parte Milano. Poi si sparse in Francia e Spagna e nel 1349 sbarcò in Inghilterra, Scozia e Irlanda. Gli ultimi focolai scomparvero nel 1353, lasciando una scia di circa venti milioni di morti. Il batterio isolato soltanto nel 1894 da Alexandre Yersin fu catalogato dal suo nome Yersinia pestis. La zoonosi furono le pulci trasmesse dai ratti.

Dell’epidemia di Milano del 1630, resa celebre da Manzoni con i suoi I promessi sposi, oltre che alla grave carestia e alla mancanza di igiene, si diede la colpa alla desolazione dei Lanzichenecchi ed ebbe ancora come epicentro il Bergamasco. Ma fa poco conto, perché fu assai più circoscritta. Così anche la peste di Atene del 430 si localizzò nel solo Mediterraneo orientale.

Quello che mi interessava ricordare che, prima dell’altrettanto celebre Spagnola, quella del XIV secolo fu l’unica e sola vera e propria grande pandemia paragonabile alla nostra. Di altre epidemie, ristrette a piccole regioni, ce ne sono documentate tante altre, sia dai cronisti, sia dai letterati. Il dato importante è che impiegò ben diciassette anni per giungere in Sicilia. Si trattava di un lunghissimo viaggio, attraverso terre e popoli che Marco Polo documentò nel suo strabiliante Livre des Merveilles du Monde, noto come Il Milione. La famiglia Polo fu una delle prime che avviò il commercio con la Cina e portò questo continente alla ribalta europea.

Veniamo ad oggi. Il mondo è diventato troppo piccolo. Le comunicazioni aeree hanno permesso di trasferirsi in poche ore da un punto all’altro della terra. Perciò i commerci si sono sviluppati in termini intercontinentali, non ci sono limiti al loro scambio. Ma tutto questo ha inciso enormemente sul concetto di viaggio. Dai tempi degli appassionati scopritori di altri paesi, fanatici di conoscere bellezze e costumi di altri popoli, testimone la grande discesa di continentali nella nostra terra e i loro portentosi resoconti e scoperte, il concetto si è trasformato radicalmente ed è stato soverchiato dalla formula del turismo, fino a raggiungere nell’ultimo decennio il livello di massa. Le città sono state invase da masse di turisti “guardoni” che vedono la realtà attraverso l’obiettivo della cinepresa, della macchina fotografica e di recente dagli scatti di sé con monumento da sfondo dei cellullari.

Fino a qualche giorno fa i governanti di Venezia insistevano sull’introduzione del numero chiuso, anche se poi permettevano alle super navi di crociera di affacciarsi su piazza S. Marco. Forse la vendetta della storia vedere quella piazza desolata e invasa solo dall’acqua. Neppure in questo sono riusciti a salvarla.Il traffico aereo ha messo in difficoltà l’agibilità degli aeroporti che si sono espansi a bolle, partendo da un nucleo centrale oppure costruendo altri centri satelliti. Mi è capitato da Melbourne o Dubai traslocare in un altro scalo satellite per mezzo di un treno con percorrenza di un quarto d’ora. Si pensi al nostro aeroporto di Palermo, sempre un cantiere in allargamento e ai milioni di passeggeri trasbordati.

In questi ultimi anni non c’è stato un abitante delle città che non è diventato turista. Con aspirazioni e mete diverse, la neve e il mare, l’isola remota o la terra esotica, le grandi città d’arte. Non minore è stato l’impatto delle grandi navi turistiche, vere e proprie cittadine galleggianti, in cui la visita delle città di tappa è divenuta un optional. In esse furoreggia l’all inclusive e tutti gli svaghi che può offrire una città turistica, una Las Vegas nuotante.
Allo svago e alla goduria del turista che deve ostentare le sue vacanze si è anche innescato il fenomeno delle migrazioni di popoli, legali e clandestine. C’è un continuo rimescolio di razze e di popoli, non mi riferisco solo alle invasioni dei reietti, ma anche all’espatrio legale in cerca di lavoro. I nostri voli per New York sono pieni di giovani in cerca di fortuna, come ai tempi dell’emigrato con la valigia di cartone. Sono quelli che hanno tentato di ritornare e che sono stati prelevati in parte dal nostro Governo.

Ecco il quadro della situazione: turismo di massa a prezzi stracciati, immigrazione clandestina ed emigrazione palese, scambi commerciali marittimi con navi cargo ed aerei da trasporto in un turbinio di prodotti da ogni regione del mondo. Mangiare ciliegie a Natale si può. Tutti i frutti sono disponibili in ogni stagione.E poi il Covid-19 ha seguito questi flussi e si è diffuso nel mondo con essi. Pertanto ardua è la questione da affrontare subito per le economie mondiali che hanno goduto per anni di questo scambio universale: il turismo di massa. Se pochi si sono accorti che le funivie già funzionavano, ora gli Stati, nonostante le mostre di bare e i bollettini di guerra, già in sottotono, hanno aperte le spiagge e fanno a gara per attrarre visitatori con mille malie e forse anche con voucher e premi di fedeltà.

Questa è oggi la grande sfida. Fa ridere l’Austria che chiude le frontiere agli Italiani. Ma quanti erano quelli che la visitavano dall’Italia? Tutti gli stati sono terre di frontiera e tutti si giocheranno le loro carte per attrarre il turista da spiaggia e quello del cellulare. E noi, lo si dica ai responsabili, dobbiamo sparare le nostre cartucce, dobbiamo sbandierare le nostre ricchezze di arte, uniche al mondo, le nostre spiagge da sogno. Saremo capaci di vincere questa sfida? O ci si limiterà a stampare dépliant che muffiscono nei magazzini? La Grecia ci sfida e non ha tutti i torti nel prevedere una vittoria.





Nel nuovo resort ''Yasmine Hammamet''

Nel centro del porto turistico, a 550 metri dal Casinò. Spiaggia privata con sdraio e ombrelloni, una grande piscina all'aperto e un centro fitness e SPA con piscina coperta. Visita la nostra pagina Facebook

www.marinapalace.info




Un nuovo modo di gestire i siti


Con MMS non serve uno specialista per gestire un sito:
chiunque in un quarto d'ora impara a farlo da solo.


Non più costi di programmatori per gestire i siti, non più siti vecchi perché manca chi sa aggiornare i contenuti.
Per un sito facile da gestire che costi poco CONTATTACI.

Anche il sito FIJET è stato creato con MMS.
 


Business Network internazionale

dove le piccole imprese e gli operatori turistici
promuovono sul web i loro prodotti e servizi
senza costi di sviluppo siti e di programmatori






Lastminute Tunisie: vacanze e risparmio

Tariffe hotel scontate per le vostre vacanze in Tunisia
www.lastminutetunisie.com propone hotel a 4-5 stelle con mezza pensione o pensione completa, mentre con Booking, Expedia, eec. il ristorante si paga in più.



Africa Jade - Korba

Un gioiello dell'ospitalità tunisina

Splendide piante tropicali e grandi prati all'inglese, la bianca sabbia di Korba e un mare cristallino fanno di questo hotel uno dei luoghi più apprezzati in cui trascorrere le vacanze in Tunisia.


 Benvenuti nelle nostre ville in Costa Smeralda e Costa del Sol: fascino classico e moderno stile di vita per ricordi indimenticabili.

 Shuttle fra vs. hotel e aeroporti di Lisbona, Oporto e Faro. Servizi TUC-TUC per la visita della città e servizi turistici a richesta.





Turismo e migrazioni. Ed ora?

di Carmelo Fucarino - 22 giugno 2020

Intorno al 1330 sull’altopiano della Mongolia scoppiò la nota pandemia, dalla quale Boccaccio trasse spunto per le fuga in campagna dell’allegra brigata di sette ragazze e tre giovani.

Il suo viaggio fu lungo e si propagò a macchia d’olio per diffusione di contagi tra regioni confinanti. Impiegò circa quindici anni per giungere in Europa attraverso la Cina, la Siria, la Turchia, la Grecia e l’Egitto. Nel 1347 giunse in Sicilia e da qui con la complicità dei Genovesi che vi avevano le loro basi commerciali e un fondaco rinomato a Palermo passò a Genova. Nel 1348 era già in Svizzera e nei Grigioni, risparmiando in parte Milano. Poi si sparse in Francia e Spagna e nel 1349 sbarcò in Inghilterra, Scozia e Irlanda. Gli ultimi focolai scomparvero nel 1353, lasciando una scia di circa venti milioni di morti. Il batterio isolato soltanto nel 1894 da Alexandre Yersin fu catalogato dal suo nome Yersinia pestis. La zoonosi furono le pulci trasmesse dai ratti.

Dell’epidemia di Milano del 1630, resa celebre da Manzoni con i suoi I promessi sposi, oltre che alla grave carestia e alla mancanza di igiene, si diede la colpa alla desolazione dei Lanzichenecchi ed ebbe ancora come epicentro il Bergamasco. Ma fa poco conto, perché fu assai più circoscritta. Così anche la peste di Atene del 430 si localizzò nel solo Mediterraneo orientale.

Quello che mi interessava ricordare che, prima dell’altrettanto celebre Spagnola, quella del XIV secolo fu l’unica e sola vera e propria grande pandemia paragonabile alla nostra. Di altre epidemie, ristrette a piccole regioni, ce ne sono documentate tante altre, sia dai cronisti, sia dai letterati. Il dato importante è che impiegò ben diciassette anni per giungere in Sicilia. Si trattava di un lunghissimo viaggio, attraverso terre e popoli che Marco Polo documentò nel suo strabiliante Livre des Merveilles du Monde, noto come Il Milione. La famiglia Polo fu una delle prime che avviò il commercio con la Cina e portò questo continente alla ribalta europea.

Veniamo ad oggi. Il mondo è diventato troppo piccolo. Le comunicazioni aeree hanno permesso di trasferirsi in poche ore da un punto all’altro della terra. Perciò i commerci si sono sviluppati in termini intercontinentali, non ci sono limiti al loro scambio. Ma tutto questo ha inciso enormemente sul concetto di viaggio. Dai tempi degli appassionati scopritori di altri paesi, fanatici di conoscere bellezze e costumi di altri popoli, testimone la grande discesa di continentali nella nostra terra e i loro portentosi resoconti e scoperte, il concetto si è trasformato radicalmente ed è stato soverchiato dalla formula del turismo, fino a raggiungere nell’ultimo decennio il livello di massa. Le città sono state invase da masse di turisti “guardoni” che vedono la realtà attraverso l’obiettivo della cinepresa, della macchina fotografica e di recente dagli scatti di sé con monumento da sfondo dei cellullari.

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Dell’epidemia di Milano del 1630, resa celebre da Manzoni con i suoi I promessi sposi, oltre che alla grave carestia e alla mancanza di igiene, si diede la colpa alla desolazione dei Lanzichenecchi ed ebbe ancora come epicentro il Bergamasco. Ma fa poco conto, perché fu assai più circoscritta. Così anche la peste di Atene del 430 si localizzò nel solo Mediterraneo orientale.

Quello che mi interessava ricordare che, prima dell’altrettanto celebre Spagnola, quella del XIV secolo fu l’unica e sola vera e propria grande pandemia paragonabile alla nostra. Di altre epidemie, ristrette a piccole regioni, ce ne sono documentate tante altre, sia dai cronisti, sia dai letterati. Il dato importante è che impiegò ben diciassette anni per giungere in Sicilia. Si trattava di un lunghissimo viaggio, attraverso terre e popoli che Marco Polo documentò nel suo strabiliante Livre des Merveilles du Monde, noto come Il Milione. La famiglia Polo fu una delle prime che avviò il commercio con la Cina e portò questo continente alla ribalta europea.

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