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Venezia è sempre una buona risposta!

di Silvia Lunardo 22 settembre 2022

A concedersi una visita nei palazzi storici, scorgere le bellezze riflesse nell’acqua, a respirare arte e poesia, soprattutto quando si tratta di Biennale e magari visitare un palazzo aperto per la prima volta dopo 500 anni.

La 59 Biennale d’ Arte riprende vita dopo 3 anni di fermo, con ancor più voglia di rinascere, di respirare nuova aria, ed è proprio l’inizio di una evoluzione quello a cui si è ispirata la sua curatrice Cecilia Alemanni. Prima donna in 127 anni di storia della più conosciuta e importante manifestazione artistica mondiale e proprio con “The Milk of Dreams” che ha voluto dare spazio e voce ad altre donne, che con le loro opere hanno nutrito i visitatori arrivati a Venezia in occasione della mostra.

Opere forti, discusse, ammirate, che si susseguono tra ii padiglioni dei Giardini e dell’Arsenale ( fino al 27 novembre 2022) dove viene rappresentata la storia biologica e culturale dell’uomo, opere tra l’immaginario e il reale, il sogno e l’ arte. Il titolo, appunto “Il Latte dei Sogni” prende il nome da un libro di Leonora Carrington, libro dedicato ai figli, a cui racconta di personaggi surreali, fantastici che si trasformano e mutano il loro aspetto. In un mondo dove l’unica costante è il cambiamento, si propone con questa edizione della Biennale la consapevolezza della metamorfosi dell’uomo , che inizia proprio nel corpo materno e poi continua insieme agli altri esseri viventi e al pianeta.

Padiglioni con grandi opere suggestive, che accolgono il visitatore di spazio in spazio, facendolo immergere nei lavori di artiste donne, che la curatrice ha dichiaratamente coinvolto per restituire una narrazione equa della storia biologica e culturale dell’uomo.



E per chi vuole perdersi nella bellezza dei palazzi nelle calle veneziane, durante la Biennale di Arte ci sono eventi collaterali e mostre indipendenti, 30 per la precisione le mostre collaterali selezionate dalla curatrice, che permettono di visitare spazi espositivi e palazzi storici di infinito prestigio.
Uno di questi lo avrete sicuramente visto, passandoci affianco rapiti dalla bellezza di Piazza San Marco, parliamo delle Procuratie Vecchie, il grande complesso che va dalla Torre dell’ Orologio al Museo Correr, 13.000 mq sviluppati su tre piani, che dopo 5 secoli di silenzio e chiusura vengono riaperte proprio nel 2022.

L’imponente edificio era la sede di lavoro, nonché la dimora dei Procuratori di San Marco, la carica più prestigiosa dopo il Doge. I funzionari amministravano la basilica, si occupavano dei poveri e degli orfani, dell’esecuzione dei testamenti e non essendo remunerati per il loro lavoro, potevano godere della dimora gratuita a vita in Piazza San Marco. Nel 1832 questi spazi divennero la sede italiana di Generali e ora dopo 5 anni di restauri sono state aperte al pubblico.

Visitabile il terzo piano che è sede della fondazione The Human Safety Net e il secondo piano che per la Biennale d’Arte ospita la mostra di Louise Nevelson. Cittadina ucraina nata nel 1899, la Nevelson è una delle maggiori esponenti del ventesimo secolo, imponendosi nel mondo dell’arte nell’ America degli anni Cinquanta e Sessanta. Le sue grandi opere venivano assemblate come dei veri e propri collage, tutte create con materiali di scarto, legno recuperato e montato insieme a pezzi di metallo, privando così gli oggetti del loro identità iniziale, rendendoli uniformi e monocromatici, creando un unico, maestoso e sinergico insieme.



A Venezia non ci sono Vie né Piazze… o meglio esistono, ma si chiamano Calle e Campi. Dal latino Callis (appunto via), erano i passaggi da percorrere a piedi, non molto comodi, poco utilizzati poichè i veneziani di altri tempi si muovevano esclusivamente con le imbarcazioni da un isolotto all’altro. Verso l’interno dell’isolotto c’era il campo coltivato adiacente la casa, l’aumento della popolazione in laguna fece ottimizzare gli spazi e gli isolotti vennero collegati dai ponti e i famosi campi si trasformarono in “piazze”, ma il nome rimase invariato.

Una eccezione c’è a Venezia e si tratta di Via Garibaldi, l’unica e crocevia nevralgico della città, conosciuta soprattutto perché punto di ritrovo per i numerosi locali e i ristoranti, situata nel sestiere di Castello.

Qui c’è l’imbarazzo della scelta per accomodarsi e godersi il “giro de ombre” e i famosi “cicchetti”. Torniamo al latino “ciuccus” ovvero piccola quantità di cibo che l’oste offriva per non far ubriacare il cliente, che si spostava di chiosco in chiosco seguendo l’ombra, per mantenere il bicchiere fresco.
Un vero e proprio street food che accompagnava i veneziani di un tempo nelle loro bevute e che conquista ancora oggi turisti e stranieri che scelgono di assaggiare questi gustosi antipasti seguendo la stagionalità: baccalà mantecato, sarde in saor, polpettine e tanti sfizi da abbinare al famoso Spritz, che a Venezia ha una ricetta segreta, difficilmente replicabile in altre parti.







Un nuovo modo di gestire i siti


Con MMS non serve uno specialista per gestire un sito:
chiunque in un quarto d'ora impara a farlo da solo.


Non più costi di programmatori per gestire i siti, non più siti vecchi perché manca chi sa aggiornare i contenuti.
Per un sito facile da gestire che costi poco CONTATTACI.

Anche il sito FIJET è stato creato con MMS.
 




Business Network internazionale

dove le piccole imprese e gli operatori turistici
promuovono sul web i loro prodotti e servizi
senza costi di sviluppo siti e di programmatori






Lastminute Tunisie: vacanze e risparmio

Tariffe hotel scontate per le vostre vacanze in Tunisia
www.lastminutetunisie.com propone hotel a 4-5 stelle con mezza pensione o pensione completa, mentre con altri siti, come Booking o Expedia, il ristorante si paga come extra, per cui il costo totale è maggiore.



Africa Jade - Korba

Un gioiello dell'ospitalità tunisina

Splendide piante tropicali e grandi prati all'inglese, la bianca sabbia di Korba e un mare cristallino fanno di questo hotel uno dei luoghi più apprezzati in cui trascorrere le vacanze in Tunisia.


 Benvenuti nelle nostre ville in Costa Smeralda e Costa del Sol: fascino classico e moderno stile di vita per ricordi indimenticabili.

 Shuttle fra vs. hotel e aeroporti di Lisbona, Oporto e Faro. Servizi TUC-TUC per la visita della città e servizi turistici a richesta.





Venezia è sempre una buona risposta!

di Silvia Lunardo 22 settembre 2022

A concedersi una visita nei palazzi storici, scorgere le bellezze riflesse nell’acqua, a respirare arte e poesia, soprattutto quando si tratta di Biennale e magari visitare un palazzo aperto per la prima volta dopo 500 anni.

La 59 Biennale d’ Arte riprende vita dopo 3 anni di fermo, con ancor più voglia di rinascere, di respirare nuova aria, ed è proprio l’inizio di una evoluzione quello a cui si è ispirata la sua curatrice Cecilia Alemanni. Prima donna in 127 anni di storia della più conosciuta e importante manifestazione artistica mondiale e proprio con “The Milk of Dreams” che ha voluto dare spazio e voce ad altre donne, che con le loro opere hanno nutrito i visitatori arrivati a Venezia in occasione della mostra.

Opere forti, discusse, ammirate, che si susseguono tra ii padiglioni dei Giardini e dell’Arsenale ( fino al 27 novembre 2022) dove viene rappresentata la storia biologica e culturale dell’uomo, opere tra l’immaginario e il reale, il sogno e l’ arte. Il titolo, appunto “Il Latte dei Sogni” prende il nome da un libro di Leonora Carrington, libro dedicato ai figli, a cui racconta di personaggi surreali, fantastici che si trasformano e mutano il loro aspetto. In un mondo dove l’unica costante è il cambiamento, si propone con questa edizione della Biennale la consapevolezza della metamorfosi dell’uomo , che inizia proprio nel corpo materno e poi continua insieme agli altri esseri viventi e al pianeta.

Padiglioni con grandi opere suggestive, che accolgono il visitatore di spazio in spazio, facendolo immergere nei lavori di artiste donne, che la curatrice ha dichiaratamente coinvolto per restituire una narrazione equa della storia biologica e culturale dell’uomo.



E per chi vuole perdersi nella bellezza dei palazzi nelle calle veneziane, durante la Biennale di Arte ci sono eventi collaterali e mostre indipendenti, 30 per la precisione le mostre collaterali selezionate dalla curatrice, che permettono di visitare spazi espositivi e palazzi storici di infinito prestigio.
Uno di questi lo avrete sicuramente visto, passandoci affianco rapiti dalla bellezza di Piazza San Marco, parliamo delle Procuratie Vecchie, il grande complesso che va dalla Torre dell’ Orologio al Museo Correr, 13.000 mq sviluppati su tre piani, che dopo 5 secoli di silenzio e chiusura vengono riaperte proprio nel 2022.

L’imponente edificio era la sede di lavoro, nonché la dimora dei Procuratori di San Marco, la carica più prestigiosa dopo il Doge. I funzionari amministravano la basilica, si occupavano dei poveri e degli orfani, dell’esecuzione dei testamenti e non essendo remunerati per il loro lavoro, potevano godere della dimora gratuita a vita in Piazza San Marco. Nel 1832 questi spazi divennero la sede italiana di Generali e ora dopo 5 anni di restauri sono state aperte al pubblico.

Visitabile il terzo piano che è sede della fondazione The Human Safety Net e il secondo piano che per la Biennale d’Arte ospita la mostra di Louise Nevelson. Cittadina ucraina nata nel 1899, la Nevelson è una delle maggiori esponenti del ventesimo secolo, imponendosi nel mondo dell’arte nell’ America degli anni Cinquanta e Sessanta. Le sue grandi opere venivano assemblate come dei veri e propri collage, tutte create con materiali di scarto, legno recuperato e montato insieme a pezzi di metallo, privando così gli oggetti del loro identità iniziale, rendendoli uniformi e monocromatici, creando un unico, maestoso e sinergico insieme.



A Venezia non ci sono Vie né Piazze… o meglio esistono, ma si chiamano Calle e Campi. Dal latino Callis (appunto via), erano i passaggi da percorrere a piedi, non molto comodi, poco utilizzati poichè i veneziani di altri tempi si muovevano esclusivamente con le imbarcazioni da un isolotto all’altro. Verso l’interno dell’isolotto c’era il campo coltivato adiacente la casa, l’aumento della popolazione in laguna fece ottimizzare gli spazi e gli isolotti vennero collegati dai ponti e i famosi campi si trasformarono in “piazze”, ma il nome rimase invariato.

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Qui c’è l’imbarazzo della scelta per accomodarsi e godersi il “giro de ombre” e i famosi “cicchetti”. Torniamo al latino “ciuccus” ovvero piccola quantità di cibo che l’oste offriva per non far ubriacare il cliente, che si spostava di chiosco in chiosco seguendo l’ombra, per mantenere il bicchiere fresco.
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Venezia è sempre una buona risposta!

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La 59 Biennale d’ Arte riprende vita dopo 3 anni di fermo, con ancor più voglia di rinascere, di respirare nuova aria, ed è proprio l’inizio di una evoluzione quello a cui si è ispirata la sua curatrice Cecilia Alemanni. Prima donna in 127 anni di storia della più conosciuta e importante manifestazione artistica mondiale e proprio con “The Milk of Dreams” che ha voluto dare spazio e voce ad altre donne, che con le loro opere hanno nutrito i visitatori arrivati a Venezia in occasione della mostra.

Opere forti, discusse, ammirate, che si susseguono tra ii padiglioni dei Giardini e dell’Arsenale ( fino al 27 novembre 2022) dove viene rappresentata la storia biologica e culturale dell’uomo, opere tra l’immaginario e il reale, il sogno e l’ arte. Il titolo, appunto “Il Latte dei Sogni” prende il nome da un libro di Leonora Carrington, libro dedicato ai figli, a cui racconta di personaggi surreali, fantastici che si trasformano e mutano il loro aspetto. In un mondo dove l’unica costante è il cambiamento, si propone con questa edizione della Biennale la consapevolezza della metamorfosi dell’uomo , che inizia proprio nel corpo materno e poi continua insieme agli altri esseri viventi e al pianeta.

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L’imponente edificio era la sede di lavoro, nonché la dimora dei Procuratori di San Marco, la carica più prestigiosa dopo il Doge. I funzionari amministravano la basilica, si occupavano dei poveri e degli orfani, dell’esecuzione dei testamenti e non essendo remunerati per il loro lavoro, potevano godere della dimora gratuita a vita in Piazza San Marco. Nel 1832 questi spazi divennero la sede italiana di Generali e ora dopo 5 anni di restauri sono state aperte al pubblico.

Visitabile il terzo piano che è sede della fondazione The Human Safety Net e il secondo piano che per la Biennale d’Arte ospita la mostra di Louise Nevelson. Cittadina ucraina nata nel 1899, la Nevelson è una delle maggiori esponenti del ventesimo secolo, imponendosi nel mondo dell’arte nell’ America degli anni Cinquanta e Sessanta. Le sue grandi opere venivano assemblate come dei veri e propri collage, tutte create con materiali di scarto, legno recuperato e montato insieme a pezzi di metallo, privando così gli oggetti del loro identità iniziale, rendendoli uniformi e monocromatici, creando un unico, maestoso e sinergico insieme.



A Venezia non ci sono Vie né Piazze… o meglio esistono, ma si chiamano Calle e Campi. Dal latino Callis (appunto via), erano i passaggi da percorrere a piedi, non molto comodi, poco utilizzati poichè i veneziani di altri tempi si muovevano esclusivamente con le imbarcazioni da un isolotto all’altro. Verso l’interno dell’isolotto c’era il campo coltivato adiacente la casa, l’aumento della popolazione in laguna fece ottimizzare gli spazi e gli isolotti vennero collegati dai ponti e i famosi campi si trasformarono in “piazze”, ma il nome rimase invariato.

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