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Il Capo dello Stato a Partanna per la cerimonia dei 50 anni del terremoto della Valle del Belice

di Giacomo Glaviano - 15 gennaio 2018

'Le capacità dell'intero Paese di reagire alle calamità naturali hanno rappresentato momento della verità, misura della coesione nazionale, del riconoscersi in un comune destino'.

Così ha esordito Sergio Mattarella alla cerimonia dell'anniversario del sisma che colpì il Belice nella notte tra il 14 e 15 gennaio del 1968, accolto dalle massime autorità istituzionali, civili e militari, amministratori dei comuni della Valle del Belice e da una numerosa folla che ha urlato 'presidente,presidente'.

"Ricordiamo oggi, a mezzo secolo di distanza, il sisma che devastò la Valle del Belìce, primo terremoto devastante del dopoguerra - ha detto il Capo dello Stato -. Otto anni anni dopo avvenne quello del Friuli. Centodieci anni fa erano state colpite Reggio Calabria e Messina, con oltre 100.000 morti: la prima devastazione di queste proporzioni a ferire l'Italia unita".
Nella circostanza ha ricordato le altre calamità naturali che hanno colpito il Paese: parlano le ferite dell'Irpinia e della Basilicata, dell'Umbria, delle Marche, dell'Abruzzo, dell'Emilia Romagna, del Lazio.
Per il Capo dello Stato i sindaci "rappresentano il riferimento primo che compongono il nostro Paese. Il nostro ringraziamento, rinnovato, va a quanti ebbero parte nell'opera dei soccorsi, a quanti avviarono il processo di ripresa".
Il coordinatore del comitato dei sindaci, Nicola Catania, ha rivendicato la "dignità di un popolo", la spinta decisiva alla rinascita:'Il Belice non è morto, anzi è riuscito a rialzarsi dopo la catastrofe, ma lo Stato deve onorare i suoi debiti'. A conclusione del suo intervento il Sindaco di Partanna ha detto: 'Questa terra oggi vuole mostrarsi come un insieme di bellezze naturali, di eventi culturali di alto spessore, di beni culturali di rara bellezza, innovative reti museali, rinomati percorsi enogastronomici e di un'offerta turistica di alta qualità'.  
Nel corso della cerimonia sono state consegnate delle targhe alla memoria di personalità che si distinsero, in occasione del tragico sisma per l'aiuto prestato alle popolazioni terremotate. Un riconoscimento è andato alla memoria dei quattro vigili del fuoco Giuliano Carturan, Savio Semprini, Alessio Mauceri e Giovanni Nuccio morti durante le operazioni di soccorso.
Intanto nel cinquantesimo anniversario del terremoto la terra è tornata a tremare. Due lievi scosse sono state avvertite questa notte a Gibellina, uno dei paesi distrutti mezzo secolo fa. La prima di magnitudo 1,4 all'1:49 e la replica alle 4:47 di magnitudo 1,8. Le due scosse, a una profondità di 11 chilometri, sono state registrate dagli apparati strumentali dell'Ingv, l'istituto nazionale di geologia e vulcanologia.


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Così ha esordito Sergio Mattarella alla cerimonia dell'anniversario del sisma che colpì il Belice nella notte tra il 14 e 15 gennaio del 1968, accolto dalle massime autorità istituzionali, civili e militari, amministratori dei comuni della Valle del Belice e da una numerosa folla che ha urlato 'presidente,presidente'.

"Ricordiamo oggi, a mezzo secolo di distanza, il sisma che devastò la Valle del Belìce, primo terremoto devastante del dopoguerra - ha detto il Capo dello Stato -. Otto anni anni dopo avvenne quello del Friuli. Centodieci anni fa erano state colpite Reggio Calabria e Messina, con oltre 100.000 morti: la prima devastazione di queste proporzioni a ferire l'Italia unita".
Nella circostanza ha ricordato le altre calamità naturali che hanno colpito il Paese: parlano le ferite dell'Irpinia e della Basilicata, dell'Umbria, delle Marche, dell'Abruzzo, dell'Emilia Romagna, del Lazio.
Per il Capo dello Stato i sindaci "rappresentano il riferimento primo che compongono il nostro Paese. Il nostro ringraziamento, rinnovato, va a quanti ebbero parte nell'opera dei soccorsi, a quanti avviarono il processo di ripresa".
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Intanto nel cinquantesimo anniversario del terremoto la terra è tornata a tremare. Due lievi scosse sono state avvertite questa notte a Gibellina, uno dei paesi distrutti mezzo secolo fa. La prima di magnitudo 1,4 all'1:49 e la replica alle 4:47 di magnitudo 1,8. Le due scosse, a una profondità di 11 chilometri, sono state registrate dagli apparati strumentali dell'Ingv, l'istituto nazionale di geologia e vulcanologia.


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