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A Termini Imerese commemorazione del giornalista Cosimo Cristina ucciso dalla mafia 58 anni fa

di Giacomo Glaviano - 07 maggio 2018

La cerimonia organizzata dal giornale Espero, in collaborazione con l’Istituto Superiore Stenio e il patrocinio del Comune di Termini Imerese

La manifestazione, dal titolo “Parole per ricordare Co.Cri.”ha visto le riflessioni di studenti dell’Istituto Superiore “Stenio” e l’esecuzione musicale del “Silenzio”, mentre la presentazione è stata curata da Maria Bellavia, Dirigente scolastico dell’Istituto Superiore “Stenio”, Francesco Giunta, Sindaco del Comune di Termini Imerese, Giusi Conti, Docente dell’Istituto Istruzione Secondaria “Stenio” e da Alfonso Lo Cascio, Direttore della rivista Espero.
“Credo sia ormai arrivato il momento - ha dichiarato Giusi Conti, Docente dell’Istituto Istruzione Secondaria “Stenio” - di superare l'affermazione secondo cui Cosimo Cristina è stato “suicidato” dalla mafia. Cosimo Cristina è stato “ucciso” dalla mafia. Se questa non è mai diventata una verità processuale, è solo a motivo della capacità di insabbiamento che negli anni Sessanta la mafia mostrava al massimo grado. Una capacità intimidatoria e culturale, alla quale oggi, con liberazione vittoriosa, ha risposto l’uguale e contraria rivoluzione culturale dei termitani onesti, delle scuole e delle associazioni che non hanno dimenticato, restituendo la figura e l'operato di Co.crì alla dignità che gli spettava. Uno speciale ringraziamento va a tutto IISS “Stenio”, a partire dalla sua Dirigente scolastica, per avere non solo proseguito il cammino avviato nel 2006, ma per averlo sostenuto con nuova progettualità".
“Ricordare la figura di Cosimo Cristina ucciso dalla mafia a soli 25 anni - afferma Alfonso Lo Cascio, Direttore della Rivista Espero - non è uno stanco rituale ma il riconoscimento dell’impegno del coraggioso cronista che va indicato come esempio per le giovani generazioni. Un ragazzo “normale” con i sogni, le paure, le speranze della sua generazione, non un “eroe”. Un giornalista appassionato della professione, che ha sfidato con le sue inchieste Cosa nostra pagando con la vita. A lui va il nostro illimitato riconoscimento. Se questo territorio è diverso da quegli anni lo si deve anche al sacrificio di Co.Cri, come si firmava nei suoi articoli, che ha denunciato il sistema politico affaristico mafioso che governava in maniera incontrastata la città, convinto che la verità e la legalità fossero più forti di qualsiasi potere criminale”.
Cosimo Cristina nasce a Termini Imerese l’11 agosto 1935. Tra il 1955 e il 1959 collabora come corrispondente per il giornale L’Ora di Palermo, perIl Giorno, per l’agenzia Ansa, per il Corriere della Sera, per Il Messaggero e per Il Gazzettino. Nel ’59, fonda il settimanale Prospettive Siciliane. Può finalmente affermare ciò che i giornali con cui collabora non gli permettono di scrivere. Da subito Prospettive Siciliane raccontò la mafia di Termini e della Madonie in anni in cui nessuno osava nemmeno nominarla. Iniziano per Cosimo le minacce e le querele. Tante le inchieste da lui condotte: l’omicidio del sindacalista Salvatore Carnevale e del sacerdote Pasquale Culotta, avvenuta a Cefalù nel 1955, la morte di Agostino Tripi, il processo per l’omicidio di Carmelo Giallombardo. Il pomeriggio del 5 maggio 1960, ad appena 25 anni, Cosimo Cristina viene ritrovato privo di vita nel tunnel ferroviario di contrada Fossola, tra Termini e Trabia. Non viene nemmeno disposta l’autopsia: per gli inquirenti si trattava di suicidio.  Ma i dubbi già allora erano tanti, qualcosa non quadrava. In quei giorni , a Termini Imerese, si trovava Enza, la fidanzata di Cosimo Cristina, di cui lui era innamoratissimo. Proprio a lei aveva detto che si allontanava a prendere dei giornali per poi sparire misteriosamente. Nella tasca della sua giacca vengono ritrovati due biglietti, uno indirizzato ad Enza e l’altro all’amico Cappuzzo, suo collaboratore per il giornale “Prospettive” sulla cui autenticità la famiglia ha dubitato sin dal primo momento: ma stranamente non è mai stata eseguita nessuna perizia calligrafica.
Cosimo Cristina è stato ucciso dalla mafia: suicidato da Cosa Nostra, secondo il bel termine che verrà  coniato in seguito dal giornalista Giuseppe Francese. Come spesso accade in questi casi, nessuno sapeva, chi sapeva  non parlava, chi parlava veniva  fatto tacere e, a parte qualche articolo del solito cronista rompiscatole, a nessuno interessava più di tanto. Il caso viene riaperto sei anni dopo: grazie al vice questore di Palermo, Angelo Mangano, è riesumata la salma e finalmente viene eseguita l’autopsia, ma effettuata dopo tanti anni, finisce per confermare l’ipotesi del suicidio. Da allora il caso Cristina è definitivamente archiviato. Una spessa coltre di oblio venne stesa sul giovane che viene vergognosamente dimenticato.
Nel corso degli ultimi anni vi è stato un lento recupero della memoria storica del coraggioso giornalista, attraverso inchieste su libri e giornali, il lavoro di diverse scuole termitane, prima fra tutte  l’IISS “ Stenio”,  che hanno incluso nei loro progetti sulla legalità la figura di Cosimo Cristina, l’intitolazione di una strada al giovane su proposta della rivista Espero, l’inserimento del pannello su Cosimo, da parte dell'Ordine dei Giornalisti di Sicilia, nella mostra dedicata ai cronisti italiani uccisi. E per  il cinquantesimo anniversario della morte, il 5 maggio del 2010, su iniziativa della rivista Espero, insieme al Comune di Termini Imerese e all’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, è stata collocata una lapide nel luogo in cui venne rinvenuto il corpo.
Tra i libri, particolarmente meritoria l’opera di Luciano Mirone, che ne “Gli insabbiati”, pubblicato per la prima volta nel 1999, vengono ricostruiti gli atti processuali e raccontata la storia del giovane Co. Cri. (sigla con la quale il giovane Cosimo Cristina firmava i suoi articoli).
Due anni fa è stato presentato a Termini Imerese, tra cui l’IISS “Stenio”,  il libro di Roberto Serafini “Enza Venturelli: vi racconto il mio Cosimo Cristina”,  una finestra aperta sul Cosimo Cristina privato dalla fidanzata dell’epoca, la stessa che, vivendo a Roma, si trovava a Termini il giorno in cui Cosimo sparì e venne poi ritrovato morto nella galleria della contrada Fossola.


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Cosimo Cristina nasce a Termini Imerese l’11 agosto 1935. Tra il 1955 e il 1959 collabora come corrispondente per il giornale L’Ora di Palermo, perIl Giorno, per l’agenzia Ansa, per il Corriere della Sera, per Il Messaggero e per Il Gazzettino. Nel ’59, fonda il settimanale Prospettive Siciliane. Può finalmente affermare ciò che i giornali con cui collabora non gli permettono di scrivere. Da subito Prospettive Siciliane raccontò la mafia di Termini e della Madonie in anni in cui nessuno osava nemmeno nominarla. Iniziano per Cosimo le minacce e le querele. Tante le inchieste da lui condotte: l’omicidio del sindacalista Salvatore Carnevale e del sacerdote Pasquale Culotta, avvenuta a Cefalù nel 1955, la morte di Agostino Tripi, il processo per l’omicidio di Carmelo Giallombardo. Il pomeriggio del 5 maggio 1960, ad appena 25 anni, Cosimo Cristina viene ritrovato privo di vita nel tunnel ferroviario di contrada Fossola, tra Termini e Trabia. Non viene nemmeno disposta l’autopsia: per gli inquirenti si trattava di suicidio.  Ma i dubbi già allora erano tanti, qualcosa non quadrava. In quei giorni , a Termini Imerese, si trovava Enza, la fidanzata di Cosimo Cristina, di cui lui era innamoratissimo. Proprio a lei aveva detto che si allontanava a prendere dei giornali per poi sparire misteriosamente. Nella tasca della sua giacca vengono ritrovati due biglietti, uno indirizzato ad Enza e l’altro all’amico Cappuzzo, suo collaboratore per il giornale “Prospettive” sulla cui autenticità la famiglia ha dubitato sin dal primo momento: ma stranamente non è mai stata eseguita nessuna perizia calligrafica.
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Cosimo Cristina nasce a Termini Imerese l’11 agosto 1935. Tra il 1955 e il 1959 collabora come corrispondente per il giornale L’Ora di Palermo, perIl Giorno, per l’agenzia Ansa, per il Corriere della Sera, per Il Messaggero e per Il Gazzettino. Nel ’59, fonda il settimanale Prospettive Siciliane. Può finalmente affermare ciò che i giornali con cui collabora non gli permettono di scrivere. Da subito Prospettive Siciliane raccontò la mafia di Termini e della Madonie in anni in cui nessuno osava nemmeno nominarla. Iniziano per Cosimo le minacce e le querele. Tante le inchieste da lui condotte: l’omicidio del sindacalista Salvatore Carnevale e del sacerdote Pasquale Culotta, avvenuta a Cefalù nel 1955, la morte di Agostino Tripi, il processo per l’omicidio di Carmelo Giallombardo. Il pomeriggio del 5 maggio 1960, ad appena 25 anni, Cosimo Cristina viene ritrovato privo di vita nel tunnel ferroviario di contrada Fossola, tra Termini e Trabia. Non viene nemmeno disposta l’autopsia: per gli inquirenti si trattava di suicidio.  Ma i dubbi già allora erano tanti, qualcosa non quadrava. In quei giorni , a Termini Imerese, si trovava Enza, la fidanzata di Cosimo Cristina, di cui lui era innamoratissimo. Proprio a lei aveva detto che si allontanava a prendere dei giornali per poi sparire misteriosamente. Nella tasca della sua giacca vengono ritrovati due biglietti, uno indirizzato ad Enza e l’altro all’amico Cappuzzo, suo collaboratore per il giornale “Prospettive” sulla cui autenticità la famiglia ha dubitato sin dal primo momento: ma stranamente non è mai stata eseguita nessuna perizia calligrafica.
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Tra i libri, particolarmente meritoria l’opera di Luciano Mirone, che ne “Gli insabbiati”, pubblicato per la prima volta nel 1999, vengono ricostruiti gli atti processuali e raccontata la storia del giovane Co. Cri. (sigla con la quale il giovane Cosimo Cristina firmava i suoi articoli).
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